Caos governo, Salvini e Di Maio a pranzo senza Conte: il premier è nel menu?

giovedì 25 Luglio 16:25 - di Valerio Falerni

Incontrare e non dirsi addio. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, se possibile, ricominciano. È bastata un’ora di colloquio davanti ad un paio di portate consumate dentro un Palazzo Chigi libero dalla presenza di Conte per sigillare una tregua dopo settimane di polemiche roventi. I due non si vedevano dal vertice sull’autonomia dell’11 luglio. Al pranzo il premier non c’è. Non è stato invitato. ha sceso le scale con il suo staff mentre le saliva il suo vice leghista. Conte mangerà sushi in un ristorante là vicino. Ai giornalisti che lo braccano per strappargli un commento affida una risposta laconica: «Dobbiamo lavorare, non chiacchierare».

I due vicepremier non si vedevano dall’11 luglio

Non proprio il massimo dell’originalità. Ma la frase è piaciuta a Salvini («bene, perfetto, sono d’accordo») altro Conte non poteva e non voleva dire. Se i due vice si vedono a pranzo e lui non è alla stessa tavola vuol dire che è nel menu. Del resto, nelle ultime 48 ore ha scontentato tutti: Di Maio sulla Tav e Salvini sul Russiagate. E poi tutte quelle voci che lo vedono al centro di intrighi orditi nei salotti romani e nei corridoi d’Oltretevere, oltre che nelle redazioni dei giornaloni. Al momento, però, il premier è un profeta disarmato e se i suoi vice decidono di continuare senza di lui, è fuori. Forse è anche per questo che bolla come «assolutamente fantasiosa» l’ipotesi, adombrata da Salvini, che lo vorrebbe in cerca di «maggioranze alternative» in Parlamento in caso di crisi. «Voliamo alto», ha aggiunto. Ha però ribadito che «andrei in Parlamento per trasparenza nei confronti dei cittadini e delle istituzioni..».

Salvini: «Noi gli unici a non temere elezioni»

In questo passaggio, apparentemente neutro, Salvini coglie un’insidia: Conte alle Camere in caso di crisi significa la parlamentarizzazione di un’eventuale crisi e quindi costringere Salvini ad assumersene la paternità di fronte al Paese. Un passaggio che il Quirinale non potrebbe non avallare. Salvini, però, non sembra prendere in considerazioni scenari diversi dal voto anticipato: «Nessuno ci costringe a stare al governo, altri partiti e parlamentari evidentemente hanno il terrore di andare a elezioni, noi no». Di Maio è avvisato.

 

 

 

 

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