Autonomie in stallo. Fontana e Zaia furiosi con Conte: «Ci ha ingannato»

sabato 20 luglio 13:23 - di Stefania Campitelli

Autonomia regionale differenziata. È la nuova formula coniata dal Consiglio dei ministri, assente Matteo Salvini, alla ricerca della quadra sul dosseir autonomie, l’ultima trovata del “premir tentenna” Giuseppe Conte per non scontentare Carroccio  i 5Stelle.

Ma le cose non vanno come sperava. “Differenziata”: un termine inaccettabile per i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, Zaia e Fontnana, che si sentono truffati dal premier che ha mantenuto le competenze dell’istruzione allo Stato e rinviato il nodo finanziario. «Non ci sono le condizioni per poter sottoscrivere un accordo che nasce in maniera distorta. Nasce come se noi volessimo truffare lo Stato o il Sud». Fontana dalle colonne del Corriere della Sera è un fiume in piena. «Io non firmo niente», dice replicando al premier, «ho letto le premesse al testo, sono fatte apposta per toglierci ogni possibile autonomia su istruzione e scuola. Elimina anche la norma che ci consentirebbe di trattenere in Lombardia risparmi fatti con l’efficientamento dei servizi». Il governatore della Lombardia è furioso: «La settimana scorsa ho avuto un colloquio di un’ora con il premier, che mi aveva rassicurato sul fatto che ci fosse la volontà di arrivare a una soluzione. Così non è stato. Alla fine ha fatto la sua scelta che è quella di stare dalla parte delle corporazioni sindacali e non dalla parte del futuro dei ragazzi. A questo punto non ci dica più che è il governo del cambiamento. Questo è il governo della più bieca restaurazione».

Fontana all’attacco di Conte e dei 5Stelle

E nel mirino ci sono i 5Stelle, «rappresentanti del vecchio, dell’assistenzialismo, di chi non vuole cambiare niente, di una vecchia repubblica, di una vecchia politica che difende i suoi orticelli e piccoli centri di potere e che cerca di recuperare qualche voto sparando cazzate». Senza la firma, prosegue Fontana, «il processo si interrompe e questi signori che affermano di essere il cambiamento dovranno spiegare ai cittadini perché hanno impedito che si applicasse la Costituzione. Sono dei piccoli individui: non hanno capito che non è una battaglia del Nord contro il Sud o della Lega. È la battaglia del futuro del nostro Paese». Lo strappo è definitivo? «Guarderò con attenzione il documento che uscirà e i cambiamenti che mi auguro vorranno apportare. Se mi convinceranno, sono pronto a cambiare opinione», taglia corto. 

Zaia: «Ci sentiamo presi in giro»

Durissima anche la reazione di Luca Zaia, salviniano doc: «Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto  a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto che all’interno del Consiglio dei ministri siano tutti d’accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo». Il governatore non ha fatto sconti al capo del governo  che poche ore prima aveva parlato di  “significativi passi avanti”. «Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di Pil. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati».

Commenti

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  • Vittorio Mollame 20 luglio 2019

    Ma FDI è favorevole o contrario alla secessione della Padania ?

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