Adesso Peppone sta a Velletri: ecco il sindaco modello Laura Boldrini

domenica 14 luglio 11:04 - di Chiara Volpi

La sacerdotessa della religione femminista, nonché generalessa della battaglia linguistica, Laura Boldrini, sarà fiera dei suoi proseliti: tutti commilitoni di una rivoluzione stilistiche che rischia di martoriare fonemi e grafemi del nostro caro idioma, strapazzato in nome del politically correct e invocato con squilli di tromba dal “Peppone di Velletri“, il sindaco dem Orlando Pocci. L’ultimo esempio allora, arriva fresco fresco dal piccolo comune laziale della citta metropolitana di roma capitale, dove la giunta ha appena approvato il “dizionario di genere” del Comune: e al bando finiscono termini maschili sostituiti da formule neutre “inclusive” in modo che nessuno/a resti escluso o offesa… Sono passati tre anni e due esecutivi – e in mezzo la debacle elettorale della sinistra i cui colpi di coda sono ancora sotto gli occhi di tutti – da quando la Boldrini, allora presidentessa della Camera, femminilizzò diciture, carte e badge in circolazione a Montecitorio, costringendo addetti ai lavori e accademici della Crusca a una repentina inversione di tendenza linguistica, cominciando proprio dai gruppi parlamentari chiamati ad attuare le modifiche delle cariche dei dipendenti della Camera, declinandole al femminile e oggi, sulla scia di quel dicktat di genere apprendiamo dell’iniziativa dell’amministrazione di Velletri che inserisce la retromarcia e con un colpo di spugna “anti-sessista” sulla scia di quello inferto a livello istituzionale dalla “presidenta” documenti, carte intestate, tesserini, cavalieri e, chi più ne ha, più ne metta, si invoca la svolta linguistica pervicacemente perseguita nel 2016 dal provvedimento boldriniano. Come se i problemi degli italiani – residenti di Velletri in testa a tutti in questo caso – fossero i neologismi o le a al posto delle o…

Meloni: “E non è uno scherzo…”

Tanto che, proprio poco fa, Giorgia Meloni sul suo profilo Facebook ha commentato: «PAZZESCO! No, non è uno scherzo, quelle che leggete sono le linee guida redatte dalla giunta comunale di Velletri per sensibilizzare i suoi dipendenti contro le disuguaglianze di genere. Nell’ennesimo delirio dettato dal furore ideologico di certa sinistra troviamo disposizioni del tipo “evitare l’uso delle parole uomo o uomini in senso universale” o “evitare di dare precedenza al maschile nell’oppositiva uomo donna”. Più che lotta al sessismo, questa è criminalizzazione dell’uomo. E lo dico da donna».

Come la Boldrini, a Velletri il sindaco Peppone approva il dizionario di genere

A lanciare la notizia è il quotidiano di Roma, Il Tempo che concentrandosi sul caso socio-linguistico di Velletri approvato da giunta e sindaco – il boldriniano ed esponente del Pd, Orlando Pocci, – con una deliberazione del Comune che affronta il tema e detta le sue linee guida, da declinare rigorosamente in tutto il cartaceo e il digitale, fornendo relativo decalogo a cui attenersi con stringente precisione. E così, in nome di un singolare, per non dire comico, provvedimento auto-censorio sulla scia dei diktat della Boldrini, la giunta locale segna il suo autogol, con tanto di cori di approvazione e fischi dalle curve. tanto che, sul quotidiano capitolino leggiamo: «A Velletri la Giunta ha adottato una deliberazione dal titolo eloquente – che riportiamo scrupolosamente in calce – “Adozione Linee Guida per un uso non sessista della lingua nell’Amministrazione pubblica”». Un documento con cui, in buona sostanza, si dettano i precetti di una sorta di Crusca alla velletrana in nome dei quali, come riferisce Il Tempo, «ai poveri impiegati comunali viene chiesto, negli atti ufficiali di fare equilibrismo sulla lingua italiana, già complicato di suo, per evitare discriminazioni ai danni delle donne». Un documento nel cui vengono date indicazioni specifiche, il più numerose e dettagliate possibile, con esiti che definire comici è dire poco. «Utilizzare il più possibile nomi collettivi o astrati – si legge tra le righe del singolare provvedimento – e non il maschile. Es. invece che “i diritti dell’uomo” è opportuno scrivere “i diritti dell’umanità”». Ma davvero la parità di genere passa necessariamente per la grammatica?

Il commento del consigliere (donna) di FdI, Chiara Ercoli

Una roba esilarante, per non commentare con altri termini e lasciare all’astratto le dovute recriminazioni che chiunque potrà fare. A partire proprio da Chiara Ercoli, per esempio, consigliere – ed è lesi stessa a specificare di non voler essere chiamata “consigliera”– di opposizione, esponente di Fratelli d’Italia, che interpellata telefonicamente dal Tempo esordisce con l’amletico dubbio: «Il mio partito si chiama Fratelli d’Italia, verrò mica messa al bando?». Quindi, tornando a toni più seri aggiunge anche: «La valorizzazione delle donne non dipende dal modo in cui i nomi vengono declinati. Io a velletri sono l’unico consigliere d’opposizione. il mio partito è guidato da una donna, Giorgia Meloni, che ha dimostrato sul campo la sua forza. È l’impegno e non una vocale a certificare il valore di una persona, uomo o donna che sia». E come dargli torto?

 

Commenti

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  • Francesca 21 luglio 2019

    Vi inviterei a studiare meglio la grammatica italiana, a partire dall’esempio del padre Dante, che definisce la fortuna “ministra”. Già, dimentico che tutto ciò è troppo difficile…

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