A Trigoria l’arrivo di Fonseca. Promette di vincere: “Non conosco la paura”

lunedì 8 luglio 17:11 - di Francesco Certo

Da Francesco Certo riceviamo e volentieri pubblichiamo

Paulo Fonseca non è affatto smarrito al suo primo giorno a Trigoria. Sfoggia sicurezza, non fa sconti a nessuno, non teme la rivoluzione in atto e non e’ stizzito dal ds Petrachi che seduto vicino ha appena  ammesso che “inizialmente si era pensato a un profilo di allenatore italiano, ma poi Fonseca è diventato una opportunità”.
Dritto per la sua strada l’ex Shakthar parla di sfida stimolante al cospetto di allenatori top in fatto di tattica. ” Non sarà la mia Roma ma di tutti, siamo motivati per costruire una squadra ambiziosa e che renda orgogliosi i tifosi”. Un concetto che già aveva espresso e che ora ribadisce per spronare i tifosi a ricreare l’ambiente respirato in Champions. Niente promesse di titoli ma la convinzione caratterizza Fonseca.

Sintonia con Petrachi

“Mi impongo di tornare in Champions ma io ho un contratto di due anni più un’opzione, credo che potremo vincere una delle competizioni cui partecipiamo. Voglio una squadra forte ambiziosa e coraggiosa al di là del risultato”. Idee chiare anche su come arrivarci. Per capirci. Gente come Zaniolo o Dzeko devono avere voglia di restare, servono giocatori che vogliono sacrificarsi per la Roma e mettere i propri interessi dietro a quelli del club. L’equilibrista Fonseca non scarica Florenzi (“ha chance enorme di restare capitano “) ma non vuole sentire nominare Higuain (“non è qui con noi “), professa totale sintonia con Petrachi e illustra pure il suo calcio: dinamico, intenso, fatto di disciplina in difesa che non vuol dire ” squadra difensiva ma che difende lontano dalla porta, il miglior modo di difendere e’ tenere la palla”.

Servono risultati

La sua Roma avrà i suoi pilastri e Fonseca non è spaventato dalle partenze eccellenti degli ultimi giorni. “Quando mi hanno proposto questa esperienza non ho esitato un attimo” , rincuora cosi l’ambiente sul depresso andante.
Fonseca ottavo allenatore in nove anni di gestione americana: “Ma non conosco la paura”. Sicuro ma non vanitoso: ” Non mi piace  parlare di me stesso, devono parlare i risultati, se faremo buoni risultati vedremo chi sono”.
La parola magica: i risultati. L’unico riferimento per i tifosi della Roma, privati via via di tanti simboli e campioni acclamati.

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