A pesci in faccia tra la Boschi e la Taverna. E qualcuno le vorrebbe assieme al governo

sabato 13 luglio 12:20 - di Francesco Storace

Chissà se si può dire basta allo spettacolo. che è inverecondo. Tra la Boschi e la Taverna un’altra scenetta poco gustosa sui social. Alla faccia di chi non lavora, tutto fa pur di scatenare l’inferno su twitter e dintorni.
Parliamo di due donne importanti, nel Pd come nei Cinquestelle. Entrambe vanno avanti a colpi di propaganda, si beano di quanto scrivono. Ma non si rendono conto di quanto la gente stia cominciando a stancarsi davvero.

“Manda il tuo curriculum, a bella…”

Fra poco dovremo pubblicare qualche annuncio per trovare nei grandi partiti politici migliori di quelli che ci sono. Per carità, la povera Boschi è stata travolta dalla furia della tavernicola a Cinquestelle. Ma anche lei non scherza quando decide di mischiare penna e veleno, una miscela esplosiva sulla rete. La deputata del Pd rinfaccia al governo l’assenza in Fincantieri di seimila giovani saldatori, invitando Conte e soci a dedicarsi più all’occupazione che al sussidio del reddito di cittadinanza e subito scatta la contumelia.
E risponde in una maniera che più arrogante non si può quella che fa la vicepresidente del Senato: stiamo tagliando i parlamentari, ridacchia, “le consiglio di inviare il cv come saldatrice”, dimenticando di scriverle “a bella…”. Oppure, e si scende sempre più giù tra personaggi che guadagnano fior di quattrini in Parlamento, “c’è il reddito di cittadinanza con cui le proponiamo dei lavori, se rifiuta due volte la mandiamo nella sua Bolzano. Ci pensi!”.

Tweet da conservare

Manco l’applauso, solo una patetica polemica tra cosiddetti rappresentanti della Nazione. Una, la prima, che almeno finge di occuparsi del lavoro, l’altra, la seconda, incapace di un dibattito civile.
Vorremmo conservare tutti i tweet scatenati da una discussione veramente povera. Magari saranno utili se dovessero buttare giù Salvini e formare un governo sostenuto da entrambe. In quale Grand Hotel si ritroveranno a festeggiare – è il caso di dirlo – il nuovo gabinetto?

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