«Ti spacco, bastardo fascista». Volle la targa per Giuseppina Ghersi, ancora lo minacciano

lunedì 24 giugno 16:16 - di Redazione

«Vieni nel vicolo che ti spacco, coniglio, bastardo fascista». Così l’altra sera è stato minacciato Enrico Pollero, 63enne ex consigliere comunale di Noli, nel Savonese. La sua colpa è quella di aver fatto in modo che il Comune ricordasse con una targa Giuseppina Ghersi, la ragazzina di 13 anni stuprata e uccisa dai partigiani perché accusata di essere una «spia fascista». La lapide è stata inaugurata due anni fa, a fine settembre del 2017, ma Pollero ancora subisce le conseguenze di quel gesto di pietà verso una vittima innocente.

«Vieni nel vicolo che ti spacco, bastardo fascista»

«Verso sera passeggiavo dalle parti della chiesa di Sant’Anna, quando il gestore di un bar mi ha notato ed ha messo a tutto volume la canzone “Bella ciao”», ha raccontato lo stesso Pollero al Giornale.it. Abituato ormai alle provocazioni e alle minacce, come quando sotto casa gli scrissero “Pollero ratto”, l’ex consigliere comunale si è limitato a replicare con un sorriso. La sua reazione, però,ha mandato su tutte le furie l’avversario. «Vieni nel vicolo che ti spacco, coniglio, bastardo fascista», è stata la minaccia riferita da Pollero. «C’è mancato poco che mi mettesse le mani addosso, per fortuna è intervenuto un assessore della giunta attuale e l’ha bloccato», ha raccontato ancora l’ex consigliere comunale, che ha informato la Digos.

La targa non nomina i partigiani

«Preferisco che se la prendano direttamente con me che con la targa di quella povera bambina», ha riferito ancora Pollero. La targa in passato è già stata vandalizzata e proprio Pollero la fece riparare a sue spese. E dire che si tratta di un ricordo quanto mai blando, nel quale non viene fatta alcuna menzione né delle atrocità subite da Giuseppina né di chi le compì. «A tua memoria sfortunata bambina oggetto di ignobile viltà», vi si legge. Più in basso un’ulteriore scritta spiega che il cippo è «in memoria di tutte le giovani vittime dell’abiezione umana». Nessun riferimento ai partigiani, nessuno alle loro violenze, alle loro vendette, alla cosiddetta giustizia sommaria che perpetrarono a guerra finita (Giuseppina fu uccisa il 27 aprile). Solo un riferimento generico alla tragedia umana di questa «bambina sfortunata».

L’odio antifascista immutato negli anni

Eppure l’Anpi e gli altri antifascisti, che osteggiarono in tutti i modi possibili la targa, non avrebbero voluto neanche quello. E ancora c’è chi non si arrende: chi ha spaccato le maioliche un anno dopo la loro apposizione, chi ha fatto incontri negazionisti e chi continua a minacciare Pollero. Lui, dal canto suo, rifarebbe tutto: «Mio padre era un partigiano e io stesso ho militato nel partito comunista fino a vent’anni, poi ho capito che la democrazia era un’altra cosa, da allora la pacificazione nazionale è sempre stata il faro del mio impegno e non mollo: sogno un 25 aprile che ricordi indistintamente le vittime di ogni colore».

 

 

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