Strage di Bologna, l’agente Siegfried: «Segnalai la pista palestinese. Nessuno ascoltò»

sabato 8 giugno 14:52 - di Luciana Delli Colli

La bomba che provocò la strage di Bologna esplose per errore, mentre due palestinesi la stavano trasportando altrove. E i giudici di Bologna ne erano stati informati dai servizi segreti italiani. A sostenerlo è l’agente “Siegfried”, al secolo Adriano Monti, chirurgo italiano e agente sotto copertura della rete Gelhen, nel suo libro Servizi discreti. Un italiano nei servizi segreti della guerra fredda (Luni editrice). «So per certo che i nostri servizi segreti, quelli militari, hanno trasmesso ai giudici di Bologna, ma questi o l’hanno fatto sparire o non ne hanno voluto tener conto», ha spiegato Monti, smontando la tesi della “strage fascista”.

I due palestinesi sul treno di Bologna

«Evidentemente i giudici, avendo preso già all’inizio una certa decisione, o l’hanno fatta sparire (non una ma più di una di queste rivelazioni), oppure non ne hanno tenuto conto», ha sottolineato ancora l’ex agente, in un’intervista con Francesca Musacchio per il sito Ofcs.report. Monti nel libro racconta di aver saputo dell’incidente palestinese da Abu Omar, una sua fonte vicina ad Arafat, che gli “confessò” la vicenda in punto di morte. «Mi disse che era stato qualcosa che loro non si aspettavano», ha riferito l’agente “Siegfried” a Musacchio, la quale nel suo articolo ricorda come l’identità da civile del medico italiano fu svelata da Repubblica nel 2005, ricostruendone il percorso dall’arruolamento come volontario nelle SS fino all’arresto per il coinvolgimento con il golpe Borghese. «La fonte – ha spiegato ancora Monti – ci ha detto che sapevano che a bordo di quel treno c’erano questi due palestinesi, appartenenti a uno dei gruppi più facinorosi, con esplosivo che avevano fornito i cecoslovacchi». Si trattava di un «esplosivo speciale, che doveva essere attivato elettronicamente a distanza e per il quale, probabilmente, mi disse che questi non avevano una sufficiente esperienza».

I servizi segreti sapevano

«Che cosa sia successo nessuno di loro se l’è mai saputo spiegare. Il fatto è che questi sono stati disintegrati con l’esplosione, perché stavano su quel treno e dovevano trasportare l’esplosivo a Trieste e consegnarlo a un loro corrispondente il quale doveva fare un attentato alla base di Aviano», ha proseguito Monti, ricordando che «era l’epoca in cui si sospettava o si attendeva nell’Italia del nord un’invasione da parte jugoslava. Doveva essere la fase iniziale, perché poi le Brigate Rosse e altri gruppi ex partigiani, che erano pronti a questa insurrezione, avrebbero dato man forte agli slavi». «Sappiamo che questa notizia dei due palestinesi sul treno è arrivata a Cossiga. Poi che fine abbia fatto non lo sappiamo. Naturalmente io trasmisi questa notizia così importante al mio referente che in quel periodo, per quello che riguarda il Medio Oriente, era Otto Skorzeny», ha chiarito ancora Monti, che come Siegfried operava per la rete dei servizi segreti tedeschi, spalleggiata dalla Cia, contro la minaccia comunista.

«Nessuno ne ha tenuto conto»

Monti, però, nell’accreditare la pista dell’errore palestinese, già emersa nel libro-inchiesta di Enzo Raisi Bomba o non bomba, non fa riferimento solo alle rivelazioni di Abu Omar. Nell’intervista ha raccontato anche dell’amicizia con «un generale che era il capo dei servizi segreti italiani militari per tutta l’Europa» e che per dieci anni era stato capo dei servizi in Libano. Da lui ebbe conferma della ricostruzione di Abu Omar. «Parlando della strage di Bologna mi disse che anche loro avevano saputo dei palestinesie fatto le loro relazioni sull’incidente. Però, ha aggiunto, a mio giudizio nessuno ne ha tenuto conto», a partire dai giudici di Bologna. «Ma chi era questo generale dei servizi segreti in contatto con Monti?», chiede Musacchio. «Non ho voluto fare il suo nome per non danneggiarlo e mi dispiace che sia morto due anni fa di tumore al polmone, perché lui, della notizia sulla strage di Bologna, avrebbe detto: “Sì, se ti dicono qualche cosa lo dico pure io”».

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  • luigi Pigafetta 14 giugno 2019

    Il vecchio Montanelli riportò tutta la faccenda in un articolo sul “suo” giornale.Descrisse anche un cratere nella sala d’aspetto della stazione, provocato dall’esplosione di una valigia. i miei ricordi possono essere confusi dopo tanto tempo, ma ricordo bene l’articolo, come ricordo bene un episodio che ci capitò ai primi di settembre di quell’anno alla frontiera austro-cecoslovacca.Erano le 7 del mattino,la macchina ferma nella zona di frontiera cecoslovacca,un amico a cambiare dollari in corone nella caserma,il botto di una bomba, raffiche di mitra, ma era solo un povero cocker che si era avventurato nella zona proibita probabilmente per i suoi bisogni facendo scoppiare la bomba di di avvertimento!Subito i vopos arrivarono, per minimizzare l’accaduto, uno mi disse “Qui no Bononia, qui no roten brigaten!” ec hi ti avava chiesto quakcosa, facci scappare verso Praga il prima possibile…..

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