Sea Watch, pioggia di soldi da antifascisti e partigiani. E anche l’equipaggio…

giovedì 27 giugno 17:10 - di Milena De Sanctis
La vicenda della nave Sea Watch approda ora al Csm che ha aperto una pratica a tutela del gip Alessandra Vella

Su Facebook è scattata la raccolta fondi per pagare l’eventuale sanzione e le spese legali che potrebbero colpire la Sea Watch. In meno di ventiquattr’ore la Rete Nazionale Antifascista ha raccolto oltre 170mila euro. Ma dietro questa raccolta di fondi ci sono tantissime altre associazioni antifasciste come Il Partigiano, Padri e Madri della Libertà. Come riporta il Giornale, nel messaggio che precede la richiesta di soldi viene esaltata la figura di Carola, la “capitana” di Sea Watch: «Il capitano Carola di Seawatch 3 sta entrando in acque territoriali italiane. Difendiamola. In caso non fosse necessario usare i fondi, questi rimarranno a disposizione di Sea-Watch per la prossima missione».

I fondi raccolti potrebbero essere usati per far tornare in mare la nave dopo un eventuale sequestro. E tra i più attivi nella raccolta fondi c’è Fabio Cavallo che a Open afferma: «Non ci aspettavamo questo successo. Abbiamo aperto la raccolta fondi come Rete nazionale antifascista, una rete che raccoglie le più grosse pagine antifasciste di Facebook come Il Partigiano, Padri e Madri della Libertà e Il razzismo non ci piace». E ancora: «Abbiamo creato un gruppo grossissimo di 8mila persone, c’è dentro l’Anpi, senatori, giornalisti, avvocati. Quando abbiamo visto quello che stava succedendo Franco Matteotti della pagina Il razzismo non ci piace ha proposto di lanciare la raccolta fondi». Poi tra le pagine che raccolgono soldi c’è anche quella di “You Hate We Donate”.

Quanto guadagna l’equipaggio della Sea Watch

Ma quanto guadagna l’equipaggio di Sea Watch? I capitani e gli equipaggi a bardo delle navi ong fanno tutt’altro che volontariato poiché sono lautamente stipendiati. Le buste paga, come spiega QN, “variano da caso a caso” e “da mansione a mansione, ma ballano tra i 1.500 e i 2mila euro”. Queste cifre, si legge sul Giornale, trovano conferma nei conti della stessa Sea Watch. Stando ai registri, che l’ong ha pubblicato su internet e che risalgono fino all’ottobre del 2018, il team di terra e gli uffici di Berlino e Amburgo sono costati in totale 304.069,65 euro. Di questi, 230.060,08 sono serviti a coprire i costi del personale. Il “camp Malta” è costato altri 55mila e il team italiano ben 62mila, di cui 26.388,68 euro sono serviti a coprire gli stipendi del personale. Per quanto riguarda la nave,riporta sempre il Giornale, l’organizzazione non governativa non indica nello specifico il personalkosten (costo dell’equipaggio) come avviene, invece, per altre voci di spesa. Tuttavia, 102.172,57 euro sono segnati come externe dienstleister, ovvero “fornitori di servizi esterni”. Nel bilancio del team italiano, la stessa voce “externe dienstleister” è specificata come “costo del personale”. È quindi plausibile che lo stesso valga per la Sea Watch 3, che avrebbe dunque sborsato oltre 102mila euro per stipendiare chi governa l’imbarcazione.

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