Sea Watch insiste. Salvini pure: andassero in Germania e Olanda. E spunta la solita diocesi

lunedì 24 giugno 14:31 - di Martino Della Costa

Sulla Sea Watch, e la vexata quaestio dell’insistente richiesta di sbarco nel porto di Lampedusa – e solo in quello, indicato dalla Ong tedesca al timone della nave come unico approdo sicuro  Salvini torna a tirare dritto per la strada segnata dai paletti posti dal diritto internazionale e dai decreti sicurezza emanati dall’esecutivo italiano in carica. «L’Unione Europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile. Nave olandese, Ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto», torna allora a ribadire il ministro. Una indicazione sostenuta ancora una volta in queste ore anche dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che in un post sul suo profilo Facebook ribadisce: «Paradossale che la Corte di Strasburgo chieda all’Italia risposte sullo sbarco della Sea Watch. È l’Olanda, la cui bandiera sventola sulla nave Ong, a doverci dire se riconosce l’imbarcazione come olandese e a farsene carico. In caso contrario trattasi di nave pirata: si trasbordano i passeggeri, l’equipaggio si arresta e la nave si affonda». E in linea con la posizione della numero uno del partito, anche Carlo Fidanza, deputato di Fratelli d’Italia intervenendo alla trasmissione L’Aria che tira in onda su La7, torna a dire: «Da parte della Sea Watch stiamo assistendo ad uno sciacallaggio politico sulla pelle di decine e decine di immigrati. È una nave di una Ong tedesca battente bandiera olandese e pur di venire solo in Italia continua a rifiutare l’attracco in diversi porti. Ma i continui sbarchi dimostrano come la politica dei porti chiusi non è sufficiente e che solo un blocco navale europeo e una forte azione diplomatica possono interdire le partenze, gli sbarchi, i morti in mare e assicurare alle galere i trafficanti di esseri umani». E in tutto ciò, immediata arriva la soluzione “ecumenicamente politically correct” proposta dalla diocesi di Torino che si dice pronta ad accogliere i migranti a bordo dell’imbarcazione. Chissà che non fuggano anche loro, poi, una volta approdati e accolti, come già accaduto per i profughi dispersi il minuto dopo aver ricevuto ospitalità a Rocca di Papa grazie al Vaticano.

Sea Watch insiste e scrive alla Corte europea. Salvini: accolgano Germania e Olanda

Nel frattempo, come comunicato da un portavoce dell’istituzione europea, continuano insistentemente e con ogni mezzo, ad arrivare le richieste della nave della Ong tedesca, che adesso è in attesa di una risposta dopo aver formalizzato il pressing in corso da giorni venerdì sera, con una richiesta indirizzata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, un passo formale in cui l’imbarcazione chiede «misure provvisorie» da parte dei naufraghi della nave Sea Watch 3, con «36 migranti» a bordo, affinché sia consentito lo sbarco dei passeggeri, che da una dozzina di giorni sono in mare, al largo delle coste dell’isola di Lampedusa. La Corte ha posto delle domande alle parti, cioè al governo italiano e alla Sea Watch, che dovrebbero rispondere entro il pomeriggio di oggi. Intanto, fedele alla politica dell’accoglienza tout court promulgata dal vaticano e ribadita a piè sospinto dal Pontefice in testa a tutti, «la diocesi di Torino» si dice «disponibile ad accogliere le 43 persone che sono a bordo della Sea Watch al largo di Lampedusa, senza oneri per lo Stato, perché al più presto si possa risolvere una situazione grave e ingiusta». Parole pronunciate dall’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, al termine della messa per San Giovanni, patrono di Torino. «Come vescovo e come cristiano sento tanta sofferenza«, ha aggiunto invocando l’aiuto di San Giovanni «che ha sempre difeso i poveri». Nella speranza che tra quei poveri in fuga non ci siano terroristi infiltrati, scafisti senza scrupoli, trafficanti di essere umani…

L’assessore alla sicurezza: integrare è impossibile, nascono i ghetti. Meglio evitare ingerenze

Un pensiero che deve aver almeno sfiorato l’assessore regionale alla Sicurezza, l’assessore regionale Fabrizio Ricca, che replicando all’appello del religioso ha sostenuto: «Nosiglia ha ragione, le periferie di Torino soffrono sempre più povertà, criminalità e abbandono. Quello in cui l’arcivescovo sbaglia, però, è pensare che l’accoglienza indiscriminata, lontana da un ragionamento approfondito sul fenomeno ma votata a una generica “apertura dei porti”, non sia un ennesimo problema proprio per quelle stesse periferie che soffrono». Commenta così, entrando nel merito, l’assessore regionale alla Sicurezza, che pur plaudendo in qualche modo all’invito dell’arcivescovo Nosiglia, fa notare che «ci sono italiani che pagano un prezzo altissimo di una crisi economica che colpisce molti quartieri e proporsi di ospitare un numero indefinito di immigrati non fa altro che andare a rendere ancora più critica la situazione di molte periferie», ribadendo che «integrare, se si sceglie la strada dell’accoglienza indiscriminata, è impossibile. L’unica cosa a cui portano politiche simili è alla nascita di ghetti. Il caso della Sea Watch è ancora più emblematico perché è una vicenda di politica internazionale seguita dal ministero, argomento su cui bisognerebbe evitare ingerenze di sorta».

Commenti

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  • Mimmo 24 giugno 2019

    Visto che la nave è Olandese ed il porto più vicino è Italiano, io propongo che sbarchino in Italia e che l’Olanda li porti nel suo territorio !

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