Piazza Tienanmen, Usa e Ue vogliono chiarezza sui morti. Pechino: «Arroganti»

martedì 4 giugno 16:28 - di Natalia Delfino

Il trentennale della rivolta di piazza Tienanmen diventa l’ennesimo terreno di scontro nella ormai perenne guerra diplomatica tra Usa e Cina. Il dipartimento di Stato americano ha ricordato la ricorrenza chiedendo a Pechino di fare chiarezza sui morti e sulla repressione, ottenendo per tutta risposta una accusa di «arroganza» e l’emanazione di un “travel alert” in cui si avvisano i cinesi che i viaggi negli Stati Uniti sono pericolosi.

Usa e Ue chiedono chiarezza su piazza Tienanmen

«Salutiamo gli eroi del popolo cinese che si sollevarono coraggiosamente 30 anni fa a piazza Tienanmen per i loro diritti. Il loro coraggio è d’esempio per le future generazioni», ha detto il segretario di Stato, Mike Pompeo, sottolineando che «le successive speranze di una società più aperta e tollerante in Cina sono svanite» e che «lo Stato monopartitico cinese non tollera il dissenso e viola i diritti umani secondo i propri interessi». Gli Usa, quindi, hanno citato i tentativi di «strangolare la cultura» delle minoranze e le battaglie delle «coraggiose madri di Tienanmen», che non hanno mai spesso di chiedere che il governo renda conto della repressione. Poi l’affondo, con la richiesta a Pechino di «rendere completamente e pubblicamente conto di quanti sono stati uccisi o scomparsi per dare conforto alle molte vittime di questo oscuro capitolo della storia». Una richiesta di trasparenza alla quale poi si è unita anche l’Ue, che con l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, ha chiesto anche «l’immediato rilascio degli attivisti per i diritti umani e gli avvocati arrestati e condannati in relazione a questi eventi o per attività tese a proteggere lo stato diritto e la democrazia, tra i quali, Huang Qi, Gao Zhisheng, Ge Jueping, pastor Wang Yi, Xu Lin, e Chen Jiahong».

La rappresaglia di Pechino

Pechino ha fatto sapere di aver accolto con «grande insoddisfazione e ferma opposizione» la dichiarazione degli Stati Uniti. «È frutto di pregiudizio e arroganza», è stata la replica arrivata dall’ambasciata cinese a Washington, che ha parlato di «un affronto al popolo cinese e una grave violazione della legge internazionale e delle norme di base che regolano le relazioni internazionali». «Il governo e il popolo cinese hanno raggiunto il loro verdetto sull’incidente politico avvenuto tanto tempo fa alla fine degli anni Ottanta», conclude la dichiarazione cinese in cui si afferma che «in Cina si ha il miglior periodo di sempre per i diritti umani». Ma Pechino non si è limitata alle dichiarazioni. All’indomani del comunicato Usa, infatti, ha emanato un “travel alert” sui rischi connessi ai viaggi turistici negli Stati Uniti, che ha il sapore di una rappresaglia. Nell’avviso si parla di frequenti sparatorie, furti e rapine nel Paese, alla luce dei quali il ministero della Cultura e del Turismo, citato da Xinhua, avverte che «è opportuno considerare con la massima attenzione i rischi collegati a una simile visita». L’allerta, è stato fatto sapere, è valida fino a dicembre.

 

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