Piange la morte di un carabiniere: «Ti sei sacrificato invano». E questa frase gli costa cara

mercoledì 26 giugno 14:36 - di Elena Ricci

Il dolore, l’esasperazione per l’ennesimo uomo dello Stato ucciso nell’adempimento del dovere, diventa motivo di procedimento disciplinare a carico di un carabiniere. L’Appuntato scelto dell’Arma William Ricci, nonché consigliere comunale del comune di Torrevecchia Pia a Pavia, ha affidato al suo profilo Facebook uno sfogo, appresa la notizia della morte di Emanuele Anzini, carabiniere in forza al nucleo Radiomobile di Zogno, ucciso a Terno d’Isola una settimana fa, da un uomo ubriaco che non si è fermato all’alt investendolo in pieno.

Lo sfogo su Facebook

«Da oggi Emanuele non è più con noi, investito da un ubriaco mentre svolgeva il suo turno di servizio. Questi episodi – scrive il militare su Facebook – mi colpiscono nell’animo più di un colpo di pistola, semplicemente perché li ho vissuti in prima persona […] La cosa che mette più tristezza è che sono consapevole che abbia sacrificato la propria vita invano, in un’Italia dove si tutela il delinquente e si accusa l’agente, in un’Italia dove meritocrazia, il sacrificio ed il rischio non vengono neanche ricompensati in busta paga, perché tanto il raccomandato è un privilegiato ed a fine mese guadagna anche più di te che oggi sei morto, da stupido, come mi è stato detto. Perché oggi chi è appassionato ad un lavoro, soprattutto ad un reparto dove ci sarebbero solo sacrificio ed impegno come priorità, muore da stupidi, ed io sono orgoglioso di essere un radiomobilista come te, perché per noi fare il carabiniere significa essere al servizio della gente. Dispiace che verrai ricordato solo dai tuoi fratelli di strada, di noi importa poco a tutti i livelli, buon viaggio socio».

Il procedimento disciplinare

L’Appuntato scelto Ricci, nell’Arma da 23 anni, mai punito e con note caratteristiche eccellenti, si è visto recapitare una nota nella quale gli si annuncia di essere stato sottoposto a procedimento disciplinare per quanto riportato su Facebook, con particolare riferimento alle frasi: «La cosa che mette più tristezza è che abbia sacrificato la propria vita invano» e «guadagna più di te che oggi sei morto, da stupido, così come mi è stato detto». Per il Comando, il post potrebbe ritenersi contrario ai doveri attinenti al grado ed al contegno del carabiniere, in violazione di alcuni articoli del diritto militare, come se le frasi scritte da Ricci fossero state offensive nei confronti del collega morto in servizio.

L’avvocato: «Il post è stato frainteso»

Immediata sono state la vicinanza e la solidarietà espresse all’Appuntato scelto, da parte del Colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, presidente del “Sim Carabinieri” e dell’avvocato Giorgio Carta, che ne ha preso la difesa. Raggiunto telefonicamente, l’avvocato Carta, ci spiega che a quanto pare, si tratta di un procedimento basato sull’equivoco: «Sembra che l’appuntato Ricci – dice Carta – sia accusato di aver denigrato il collega, quando in realtà il suo era un grido di dolore. Si tratterebbe in questo caso di un palese abbaglio, di un fraintendimento totale. Il mio compito – conclude – sarà far capire che forse hanno frainteso il post. Qui di giuridico c’è poco».

La solidarietà dei sindacati

«Stiamo valutando come sindacato – riferisce al Secolo il Capitano Ultimo – se ed entro quali limiti sia legittimo usare la disciplina militare per negare l’esercizio di diritti costituzionali irrinunciabili come la libertà di espressione ai cittadini carabinieri e se questo uso invasivo sia coerente con i principi dell’ordinamento democratico dell’Unione europea. In ogni caso, chi sbaglia paga e chi abusa dovrà risarcire». Solidarietà anche dal Sap, il Sindacato autonomo di polizia attraverso il segretario Stefano Paoloni. «Riflessione legittima, il fatto che sia stato censurato, sottolinea la necessità e l’importanza dell’esistenza dei sindacati anche nel comparto Difesa, per la piena tutela dei propri associati». Dunque, è stato davvero frainteso un messaggio così chiaro? Oppure un uomo in divisa non può, né deve esprimere quella che attualmente è la realtà, e la cronaca ne è piena, dove chi rappresenta lo Stato ha meno tutele di chi lo Stato non lo rispetta?

Commenti

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  • roberto 26 giugno 2019

    mi piacerebbe conoscere cognome, nome e grado di colui che ha firmato la richiesta di procedimento disciplinare nei confronti dell’ Appuntato Scelto William Ricci.
    Non è che potrebbe essere uno dei tanti …. “raccomandati” ?

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