Niente bandiere Lgbt sulle ambasciate Usa. Ma la Chiesa cattolica americana fa le veglie gay

sabato 8 giugno 16:33 - di Redazione

Mentre gli Stati Uniti vietano la possibilità di issare le bandiere arcobaleno sui pennoni delle ambasciate americane in giro per il mondo, la rainbow flag sventola (idealmente) all’interno degli ambienti ecclesiastici d’oltreoceano, sbandierata – è proprio il caso di dirlo – con orgoglio ecumenico che alimenta il dibattito “dottrinale” sulla materia… Ma andiamo con ordine…

Lgbt, niente bandiere arcobaleno sulle ambasciate in Usa, mentre la Chiesa cattolica…

Dunque, niente bandiere arcobaleno sui palazzi istituzionali americani: la rainbow flag però può essere esposta in altri punti delle sedi, come avviene nell’ambasciata a Roma, dove sventola sulla facciata dell’edificio. Nella capitale, del resto, è in programma il Roma Pride a cui parteciperanno anche delegazioni di varie rappresentanze diplomatiche. In altri paesi, intanto, alcune ambasciate americane non hanno ricevuto l’autorizzazione per issare la “rainbow flag” durante il mese dell’orgoglio Lgbt. In particolare, il permesso è stato negato in Israele, Germania e Brasile, come riferisce l’emittente Nbc citando fonti diplomatiche statunitensi. Le ambasciate possono esibire la bandiera arcobaleno nel proprio perimetro ma è necessaria l’autorizzazione del Dipartimento di Stato per issare il drappo sul pennone principale. Il “no” ha assunto rilevanza particolare in relazione all’ambasciata a Berlino, guidata da Richard Grenell, omosessuale da sempre impegnato a favore dei diritti Lgbtq. L’utilizzo della bandiera arcobaleno nella rappresentanza diplomatica, a giugno, è stata definita da una fonte del Dipartimento di Stato «una routine che si ripete ogni anno». Stavolta però il quadro è cambiato e l’ambasciatore Grenell, secondo la fonte citata dalla Cnn, non ha apprezzato. «La sua posizione sostanzialmente è “Ok”, allora la faremo sventolare all’interno dell’ambasciata, dalla finestra, dal balcone e in ogni altro posto»…

I cattolici d’oltreoceano organizzano veglie e processioni per il mese dell’orgoglio Lgbt

Nel frattempo accade pure che – e guarda caso l’input, ancora una volta, arriva dagli Stati Uniti – una parte influente della Chiesa cattolica d’oltreoceano arrivi a interpretare la pastorale dell’accoglienza in termini ecumenici e rimandi associativi. E così, partendo da una domanda posta in queste ore, tra gli altri, da un servizio de Il Giornale, ci si chiede: «Le battaglie della comunità Lgbt devono essere solo accolte o possono trovare piena legittimazione negli ambienti ecclesiastici? Per alcuni di questi, specie tra quelli americani e progressisti, non esiste una differenza sostanziale tra i due approcci possibili», si domanda e si dà anche la risposta il servizio del quotidiano milanese diretto da Sallusti. Già, perché anche solo a tirare le somme sbirciando tra i social, ci si imbatte in auguri e buoni propositi tutti intestati a rendere omaggio al mese dell’orgoglio Lgbt. Tanto che, sempre per restare nella citazione del servizio de Il Giornale, «il gesuita statunitense e consultore della Segreteria per la Comunicazione James Martin ha persino augurato «buon mese del pride» via Twitter». Segnali di dialogo col la variegata comunità Lgbt che poi trovano riscontro anche nell’organizzazione di preghiere, veglie e processioni contro l’omofobia, e insistendo nel dicotomizzare la realtà ecclesiastica e religiosa tra parti conservatrici e tradizionaliste e frange meno inflessibili e più aperte ai segni del cambiamento dei tempi.

La celebrazione della diocesi  di Newmark, nel New Jersey, in relazione al pride

E dunque, citando sempre il quotidiano di Sallusti, «dando uno sguardo a quello che sta accadendo in questi primi giorni di giugno, che è il mese dedicato all’orgoglio Lgbt, è possibile segnalare – come si legge sul sito Lifesite News – una celebrazione, la seconda in due anni, predisposta dalla diocesi di Newmark, nel New Jersey, in relazione al pride. Forse è il caso più emblematico». E la domanda non è più se accogliere o meno i membri della comunità Lgbt ma, semmai, se la Chiesa cattolica, le istituzioni ecclesiastiche e i fedeli possono o non possono promuovere quelli che Ratzinger chiamava non proprio positivamente «nuovi diritti», chiamando ad una presa di posizione tutti coloro i quali, estranei alla corrente progressista, ritengono che darsi appuntamento per bicchierate e manifestazioni, veglie di preghiera e processioni intestate al credo Lgbt, sia quanto meno estraneo ai proseliti del rito che osserva e celebra la dottrina ufficiale…

 

Commenti

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  • Silvia Toresi 9 giugno 2019

    Ma gli etero una bandiera non ce l’hanno?

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