Migranti torturati e rispediti in Italia dalla “civilissima” Svizzera. E ci fanno anche la morale…

22 Giu 2019 12:54 - di Robert Perdicchi
terrorismo

Una coppia della Costa D’Avorio maltrattata, forse torturata, espulsa e rispedita in Italia. Un racconto agghiacciante che avrebbe come protagonista la polizia svizzera che avrebbe applicato nel modo peggiore il Trattato di Dublino, che prevede la “restituzione” degli immigrati ai Paesi nei quali questi avrebbero fatto ingresso. La testimonianza della coppia è riportata in un articolo di Repubblica che racconta l’odissea dei due, partiti dalla Libia nel 2017, salvati da una nave umanitaria, approdati prima a Salerno e poi a Torino per poi sconfinare in Svizzera, ad Albinen.
Qui, secondo Repubblica, Joelson e Tatiana, con la figlioletta Leora, avrebbe subito pesanti abusi dalla polizia svizzera: la coppia sarebbe stata ammanettata, perquisita, incappucciata e addirittura picchiata prima di essere rispedita, in aereo, in Italia. «Ci hanno trattato come bestie, umiliati e picchiati. Addirittura gli agenti di polizia svizzeri mi hanno messo le manette e perquisita corporalmente. Hanno detto: c’è un aereo pronto per voi e quindi ci hanno picchiato e incappucciato», hanno dichiarato i due a Repubblica. Ora la famiglia è a Napoli, ospite di un centro di accoglienza.

Il racconto di un trattamento incivile

Lui del Camerun, lei della Costa d’Avorio, dopo un anno vissuto ad Albinen con un permesso di soggiorno provvisorio i due sono stati rispediti in Italia con quel trattamento poco ortodosso da un Paese che si presenta al mondo come culla di civiltà: «In manette, le catene ai piedi, picchiati e incappucciati. E volevano anche toglierci la bambina, che non aveva ancora un anno, perché lei è nata a Berna. Ma noi non l’avremmo lasciata mai”, racconta la coppia sempre a Repubblica. «Mi hanno messo un casco nero sul cappuccio, un nastro sulla bocca e ci hanno fatto salire sull’aereo. Era un aereo piccolo solo per noi e per la polizia. Ci hanno legato ai sedili. Dal finestrino vedevo una poliziotta con Leora in braccio che piangeva disperata. ‘Datemela’, li ho scongiurati ma il capo delle guardie mi ha risposto: ‘No, la bambina è nata in Svizzera e deve restare qui. Alle rimostranze dei due, la polizia ha risposto con altre botte. Fino all’intervento del pilota che si sarebbe rifiutato di partire. E alla fine la polizia ha fatto salire in aereo Leora. L’hanno portata in fondo all’aereo, piangeva sempre, aveva fame ma noi eravamo ammanettati e legati e non potevamo fare nulla”. Poi l’arrivo in Italia, dove i due hanno chiesto asilo politico e raccontato a Repubblica del trattamento subito.

 

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  • contetadino 22 Giugno 2019

    Perchè non le hanno mandate in Vatecano? Venite venite gridava Bercoglio!