Lago di Como, si tuffa per festeggiare la fine della scuola: 15enne muore annegato

venerdì 7 giugno 19:21 - di Redazione
I sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Como impegnati nel recupero del 15enne del Ghana annegato di fronte a villa Geno

Si è tuffato allegramente insieme agli amici per festeggiare la fine della scuola ma è affogato: è morto così un ragazzino di 15 anni originario del Ghana ma residente a Gironico, dove frequentava l’istituto alberghiero Cps di Monte Olimpino che, per festeggiare la fine dell’anno scolastico, si era tuffato, intorno a mezzogiorno, nel lago di Como.
Il ragazzino, che si trovava assieme a quattro compagni di scuola, si è gettato nell’acqua del lago di Como dal pontile che si trova proprio davanti a Villa Geno, Ragazzo si tuffa in viale Geno a Como e non riemerge: in fin di vita, in fondo alla passeggiata che da piazza Matteotti porta al lido, senza però più riemergere.
Sul posto è stato immediatamente inviato un elicottero dell’Areu, l’Azienda Regionale Emergenza e Urgenza, e un’ambulanza della Croce Rossa oltre a mezzi tecnici dei vigili del Fuoco.

Recuperato dai sommozzatori del Saf, lo Speleo Alpino Fluviale dei vigili del fuoco di Como a nove metri di profondità in arresto cardiaco ma senza ferite, il ragazzino era stato inizialmente rianimato dai soccorritori e subito trasportato, in condizioni disperate, con l’ambulanza della Croce Rossa, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Dove, però, è morto poco dopo.
Ora la polizia scientifica sta procedendo ad alcuni rilievi nel luogo in cui è avvenuto il tuffo, un posto già tristemente noto: proprio lì, negli ultimi 4 anni, sono morti tre ragazzi.

Il 15 agosto del 2015 un ragazzino straniero di 14 anni, Jospin Agossou Mididji, del Benin, morì annegato dopo essersi tuffato nel lago di Como.
Jospin, che viveva a Seveso, in provincia di Milano, si rese subito conto di essere in difficoltà e chiese aiuto attirando l’attenzione di un profugo, Kashif Ali, 25 anni, proveniente dal Pakistan e ospitato in una struttura di Lora. Nonostante gli sforzi dell’immigrato pakistano, Jospin Agossou affogò.

Seguirono moltissime polemiche soprattutto dopo un post su Facebook della sorella di Jospin Agossou, Giovania, che accusava senza mezzi termini i presenti di non essersi prodigati per salvare il fratello ma, piuttosto, di essersi messi a filmare la scena: «L’unica cosa che mi sento di dire – scrisse amareggiata e disperata Giovania – è «vergogna» a tutte le persone che erano lì quel giorno, mentre mio fratello urlava e chiedeva aiuto, invece di salvargli la vita, perdevano tempo a registrare la scena, o facevano le foto senza fare un passo per dare una mano a Jospin. Non ci sono parole per descrivere certi individui. Io so nuotare, ma nonostante tutto, ho sempre avuto paura dell’acqua, ma giuro se mai mi dovesse capitare di vedere una persona in difficoltà sarei la prima a buttarmi in acqua per salvare una vita. Un profugo si è gettato nel lago e ha cercato di salvare mio fratello e non immagino neanche quanto stia soffrendo adesso perché non è riuscito a salvargli la vita. A lui dico: grazie».

Due anni dopo, sempre ad agosto, il 4, nuova tragedia nella stessa zona di fronte a villa Geno dove, nonostante vi sia un divieto di balneazione diversi giovani si tuffano sfruttando i pontili e anche le barche ormeggiate: un ventunenne, Mehemet Agsak, originario della Turchia e residente a Turate, annega mentre sta facendo il bagno con alcuni amici. fa un tuffo, esattamente come due anni prima aveva fatto Jospin Agossou Mididji e non riemerge.
Mezz’ora dopo i sommozzatori dei vigili del Fuoco riescono a individuarlo nelle acque scure del Lago di Como e a riportarlo in superficie.
Le sue condizioni appaiono subito disperate: viene trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo ma lì muore.

Il 2 giugno 2018, sempre nello stesso posto, muore annegato un ventenne sardo originario di Sassari, ma residente a Milano dove frequentava l’UniversitàAntonio Pittoru. Una ragazza lo vede gettarsi nelle acque del Lago di Como senza più riemergere. Lo troveranno poco dopo i vigili del Fuoco, oramai cadavere.
Ieri, sempre nello stesso posto, l’ennesima tragedia, la quarta. Sempre un giovanissimo che ha sfidato le acque del Lago.

 

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