La Corte dei Conti boccia l’autonomia rafforzata: «Serve solo ad alcune regioni»

mercoledì 26 giugno 13:40 - di Redazione

È una bocciatura senz’appello quella pronunciata dalla Corte dei Conti nei confronti dell’autonomia regionale rafforzata, progetto che sta molto a cuore alla parte leghista della maggioranza di governo. Ci sarebbero «effetti assai deleteri se portasse crescita solo in alcune regioni», ha il procuratore generale Alberto Avoli nella sua relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2018. «L’autonomia trainante – ha aggiunto  – può avere un senso istituzionale proprio se ed in quanto si erge come locomotiva per tutte le autonomie ordinarie, ponendosi come volano di crescita e di sviluppo». Diverso sarebbe, invece, se tale soluzione finisse per recintare le regioni in una visione territoriale puramente localistica, «fra l’altro a lungo andare perdente in un contesto europeo e mondiale sempre più incentrato su aggregazioni trasversali, economiche, finanziarie ed anche sociali e culturali».

«Soluzione perdente e in controtendenza in Europa»

Un altro altolà al governo la Corte dei Conti lo ha intimato sul tema del fisco. Per Avoli, infatti, quel che serve all’economia italiana, famiglie e imprese, è una riforma fiscale ma non uno choc. Il riferimento è alla cosiddetta flat tax.
Secondo il Procuratore generale, la riduzione ad una o due aliquote potrebbe aggravare piuttosto che risolvere la situazione del nostro indebitamento. «L’indebitamento – ha sottolineato – ha un costo finanziario gigantesco, in senso di corresponsione di interessi, di perdita di credibilità del sistema Paese, di ostacolo alle politiche di sviluppo».  Quindi, il monito: «Il debito attuale finirà con il colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro, violando quel patto intergenerazionale che la Corte costituzionale ha avvertito essere un preciso valore tutelato dalla medesima Carta».

La Corte dei Conti: «Ok alla riforma fiscale»

Per la Corte dei Conti, l’Italia ha tutte le possibilità «per fronteggiare la grave situazione finanziaria e di bilancio» ma occorrono, suggerisce Avoli, «scelte coraggiose, coerenti con una strategia che preveda una serie di misure fra loro interconnesse, sapientemente cadenzate nel tempo e articolate in una pluralità di passaggi intermedi». Il debito, ha concluso Avoli, diventa sostenibile «se accompagnato da scelte che diano certezza al Paese e agli investitori chiamati a sostenerlo, in attesa che si produca la ricchezza necessaria».

 

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  • Sandro Cecconi 26 giugno 2019

    Concetti più che condivisibili già espressi dal Governatore Visco nelle Conclusioni Finali lo scorso 31 maggio.

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