Caso Palamara, azzerare il Csm è ormai l’unica soluzione credibile

giovedì 6 giugno 17:09 - di Redazione

Più passano i giorni più le dimissioni dell’intero Csm sembrano l’unica, più logica e credibile soluzione. I veleni e i contorni sempre più cupi dello scandalo continuano ad intasare Palazzo dei Marescialli e inquietare la pubblica opinione. Che già di fiducia ne aveva poca nei togati. E, comunque, di questi sentimenti d’inquietudine si fa subito interprete Matteo Salvini, già in guerra di suo con quei magistrati che lo attenzionano per la questione migranti. “Al Csm potrebbe esserci un problema grave, leggere quello che stiamo leggendo sui giornali non è bello” nota il leader della Lega che aggiunge: “il Csm è l’organismo di governo della magistratura e su quello sicuramente il Presidente della Repubblica dirà o farà qualcosa, visto che ne è supremo garante. La situazione è preoccupante”. Certo è che il Colle guarda con preoccupazione alla situazione emersa dall’inchiesta su Palamara. Troppi i birilli coinvolti per non pensare ad uno strike. Mandarli tutti a casa, provvedere ad una nuova lelezione e con un consiglio senza scorie al suo interno favorire una riforma non più rinviabile potrebbe essere la soluzione. Nel frattempo l’inchiesta non sembra fermarsi. E mentre il Pd fa lo gnorri e prova ad allontanare da se i pesanti sospetti di interferenza, il magistrato e neo deputato europeo Franco Roberti chiede proprio a Zingaretti una “condanna” senza se e senza ma. Anche il ministro grillino Bonafede sembrerebbe aver compreso l’antifona: “Più che i commenti -dice- in questo momento servono fatti. I cittadini vogliono che le istituzioni reagiscano compatte con i fatti. Dobbiamo reagire e cambiare alcune cose. Lo chiedono anche tanti magistrati, i quali non sopportano che all’interno della magistratura si possano infiltrare certe dinamiche”. Azzerare il Csm, perciò: altra soluzione non c’è.

 

 

 

 

 

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  • RAFFAELE 6 giugno 2019

    E’ MATURO IL TEMPO DI ABOLIRE IL CSM,(E NON DI FARNE DUE, UNO PER I GIUDICI E UNO PER I PM). OLTRE AD ABOLIRE UN CENTRO DI POTERE, CHE NON SERVE A TUTELARE L’INDIPENDENZA DEI GIUDICI E A TUTELARLI DA SE STESSI, SI DEVE SUPERARE ANCHE LA DIVISIONE DEI POTERI DELLO STATO. SERVE ANCHE L’ELEZIONE POPOLARE DEI CAPI DELLE PROCURE. LA PROMOZIONE DEI SUOI SOTTOPOSTI, GIUDICI E PM, DEVE ESSERE VALUTATA SULLA BASE DEI LORO RENDIMENTI E NON DIPENDERE PIU’ DALLA SPARTIZIONE CORRENTIZIA.

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