“Il salvadanaio”: da Pedrizzi un manuale di “cristiana” sopravvivenza economica

venerdì 7 giugno 15:37 - di Lucio Meo

“Il libro parla all’uomo, al cristiano, prima ancora che al politico, al banchiere, al finanziere, al legislatore, al controllore. Lo fa nel segno della Dottrina sociale della Chiesa che richiama il senso alto della solidarietà, della generosità, nell’utilizzo dei beni, del profitto stesso, indicando un legame invisibile e pur profondo fra guadagno e dono, che il peccato e l’egoismo spesso recidono, spazzano via.  Compito dei cristiani è guardarsi intorno, analizzare, concludere, ma prima ancora rendersi conto della realtà che li circonda, che cambia, che va compresa prima di essere giudicata”: lo scrive nella prefazione il Cardinale Gerhard Muller, che traccia il solco di un ragionamento sul denaro, il profitto, il risparmio, l’etica e la fede nel quale si sviluppa il flusso di idee articolate e sottili di Riccardo Pedrizzi, già parlamentare di An, autore del volume “Il salvadanaio, manuale di sopravvivenza economica” (Guida editori, pp.407, Euro 18), da qualche giorno in tutte le librerie italiane.

Tra gli inganni dei truffatori e l’illuminazione della Chiesa

Il solco è quello della fede, certo, ma anche della conoscenza: la “salvezza” del cittadino, alle prese con gli squali delle banche, della finanza, della politica, può arrivare attraverso la conoscenza delle regole e degli abusi, ma anche relazionandosi con approccio cristiano al “demone” del denaro, per tutelare se stessi e per provare a utilizzarlo proficuamente senza restarne ostaggio o diventarne strumento. “Questo libro parla prevalentemente di etica del risparmio, di buona economia, di semplici cittadini che ripongono fiducia nei politici, nei banchieri, nelle istituzioni, che sperano di essere protetti dallo Stato e che spesso, invece, scoprono di essere pedine di un gioco nel quale il trucco c’è ma non si vede…”, spiega Pedrizzi, che si lancia in una lunga cavalcata tra la storia recente degli scandali finanziari internazionali e nazionali, la degenerazione del sistema del credito, il ruolo della famiglia, la centralità dimenticata del Mezzogiorno, i valori di riferimento della dottrina sociale della Chiesa, per proporre modelli nuovi di “buona economia”, di un capitalismo responsabile, di ua  globalizzazione che non cannibalizza le persone ma che si ispira ai valori cristiani. Con un occhio alla tutela della identità nazionale, con spunti di sovranismo nella spietata denuncia della svendita dei gioielli italiani dell’industria finita nelle mani degli stranieri.

Il risparmio tradito da chi doveva custodirlo è lo spunto, le critiche al sistema bancario sono feroci, anche a chi non ha vigilato, di chi ha tradito la fiducia: “Il rapporto fiduciario – scrive Pedrizzi nel ‘Salvadanaio ‘ – che lega banca e cliente è stato violato dalla banca, che è la parte più forte e ciò che è emerso anche in queste brutte vicende delle banche italiane è una cattiva gestione, sono i notevoli ed evidenti conflitti di interesse, è la scarsa preparazione finanziaria dei risparmiatori, infine è l’insufficienza e l’inadeguatezza delle autorità di vigilanza”. I recenti scandali delle banche italiane sono ricostruiti anche con la pubblicazione degli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta che si riunì, e arrivò alle sue conclusioni, al termine della scorsa legislatura, non senza omissioni e ombre sottolineate nella post-fazione dall’economista di Forza Italia Renato Brunetta.

Il ruolo della banche del territorio per l’identità nazionale

“Ad una creazione di risparmio meno abbondante e più sofferta, si contrappone una richiesta di risparmio tendenzialmente senza limiti da parte della finanza internazionale speculativa, che fa intravedere rendimenti più alti per impieghi sempre più rischiosi. Da qui l’aggressione in corso alle Banche Popolari ed alle BCC, le antiche Casse Rurali ed Artigiane, da parte di governi più o meno asserviti alla grande finanza internazionale. Ma poiché il flusso di risparmio volontario è sempre inadeguato agli appetiti di una finanza autoreferente, si tende a dirottare verso l’intermediazione finanziaria quanto più possibile anche il risparmio obbligato, cioè quello destinato alle pensioni ed all’assistenza sanitaria”, denuncia Pedrizzi, che torna sul tema del sovranismo finanziario, spesso dimenticato dalla politica: “Il pericolo maggiore è che banche ed intermediali finanziari stranieri, appoggiandosi magari ad aziende di credito scalate o comunque acquisite, cui di italiano rimarrebbe solo il nome, rastrellino risparmio in Italia, utilizzandolo poi per finanziare imprese nei Paesi d’origine, magari concorrenti di analoghe imprese italiane, invece di facilitare la crescita e l’internazionalizzazione della nostra economia, ci farebbero concorrenza a spese della nostra economia reale”.

I valori contro gli sciacalli e la globalizzazione selvaggia

Conro il mercato senza etica, gli sciacalli della finanza, i predoni del risparmio, italiani e stranieri, “il recupero di una dimensione etica nella finanza e nel credito, sia a livello di problemi di finanza globale, sia a livello di correttezza e trasparenza dell’agire economico della singola impresa, costituisce parte rilevante delle sfide che siamo chiamati ad affrontare”. C’è poi il tema dei valori, l’architrave dei corpi sociali intermedi, la sussidiarietà, la partecipazione, tutti riferimenti di una destra antica ma attualissima, come sulla centralità della famiglia, “che resta ed è un attore economico importante in cui lo scambio e la solidarietà, la gratuità del sostegno si trasformano in risparmio economico e dunque in guadagno per tutti”. La buona economia, dunque, oggi, noi coincide con un capitalismo cinico ed egoista, che scavalca le persone, l’individuo, la solidarietà. Le riflessioni di Riccardo Pedrizzi, saggista, docente, ex parlamentare già ai vertici delle istituzioni italiane, ex presidente della Commissione Bilancio del Senato, suonano come una denuncia del vuoto etico che domina i mercati e che scarica a pioggia i suoi effetti sui soggetti più deboli, ma forniscono anche uno strumento costruttivo per cercare soluzioni ai grandi quesiti posti dall’economia. Dalla centralità della famiglia alla dottrina sociale della Chiesa, dai temi dello sviluppo solidale, alla necessità di ritrovare uno spirito identitario nazionale ed europeo fino ai richiami etici alla finanza che ci avvolge e spesso ci sfrutta, ecco un “manuale” di sopravvivenza civile per chi crede che il Pil non sia solo un numeretto con decimali ma il resoconto finale dell’eterna lotta tra la caccia spasmodica al profitto e la ricerca del benessere.

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