Il “governo del cambiamento” un anno dopo: solo una promessa su 10 è stata mantenuta

sabato 1 giugno 14:19 - di Redazione

Esattamente un anno fa il governo Conte giurava davanti al presidente della Repubblica e, tra la curiosità per l’innaturale matrimonio tra Lega e 5Stelle e la baldanzosa esultanza dei vicepremier, si apriva la stagione del “cambiamento”, almeno nella narrazione dei protagonisti. Il primo compleanno dell’esecutivo gialloverde, però, cade nel periodo di massima tensione mai registrata tra gli alleati che, dopo lo tsunami delle europee, faticano a ritrovare la barra della navigazione tra l’agenda dettata da Salvini, premier in pectore dopo l’exploit elettorale, indigeribile per Di Maio uscito con le ossa rotte dalle urne, i rilievi della Ue, la riedizione dello spauracchio dello spread, le preoccupazioni del Colle, la spada di Damocle delle elezioni anticipate dopo il capovolgimento dei rapporti di  forza in campo al tavolo di palazzo Chigi.

«È stato un anno incredibile, ricco di impegni, di fatica ma di soddisfazioni. Sono contento di festeggiare il compleanno con voi. Certo, vorrei festeggiarlo con i miei figli ma tutti noi stiamo togliendo qualche ora a loro per lasciare un Paese più sicuro, fondato sui diritti, sulla certezza, sulla salute», commenta Salvini dal palco di un comizio.

Ma a leggere i numeri dell’esecutivo Conte il bilancio è tutt’altro che positivo. Più che del cambiamento è stato il governo delle incompiute. Passata l’euforia iniziale e la luna di miele tra i due gemelli diversi, è  stato un anno contrassegnato da promesse, vittorie-spot, comunicazione social e poca sostanza. Fino a precipitare nella rissa quotidiana. Pochi i provvedimenti portati a casa, molti i nodi irrisolti, tanti gli atti dovuti, non pochi gli obiettivi falliti difficilmente recuperabili da due vicepremier che non si parlano da oltre un mese. Quanti punti del contratto di governo sono stati realizzati? Il sito Pagella Politica ha provato a mettere in fila i 317 punti del contratto per scoprire che solo 37 hanno visto la luce. Uno su dieci. Il numero dei disegni di legge è alto (101) ma inferiore a quello dei governi precedenti perché, come rileva Openpolis, il 62 per cento riguarda atti dovuti, nulla di rivoluzionario ma la ratifica di trattati internazionali. Bassissima la percentuale di legggi approvate dal Parlamento: appena 3,91 al mese contro la media di 5,65 del govern ogentiloni e il 7,91 di Renzi. Tante le incompiute che pesano sulla credibilità del “governo dei miracoli” e che oggi sono terreno di scontro frontale: dalla flat tax che Salvini definì «alle porte» l’estate scorsa, al salario minino di 9 euro sul quale ha messo la faccia Di Maio passando per la Tav e le grandi opere. Stesso discorso per le Autonomie, dossier dolente che rischia di incagliarsi nelle acque del rinvio a olltranza. Sparita dall’attualità anche l’eliminazione delle «odiose accise», altro cavallo di battaglia in campagna elettorale.

Il governo può vantare tra le cose fatte il reddito di cittadinanza e quota 100, due provvedimenti strategici per i 5Stelle e Lega ma che, al di là dei proclami (abbiamo abolito la povertà), restano avvolti nelle nebbie dell’incertezza. Di altre bandiere del cambiamento non c’è grande traccia: dovrebbero arrivare a giugno i tagli alle pensioni d’oro e dei vitalizi alla Camera e al Senato. Ma il condizionale è d’obbligo Anche sul fronte dell’immigrazione, terreno dove Salvini ha mostrato le sue migliori doti, il cambiamento è tutt’altro che concluso. Se la politica dei porti chiusi ha drasticamente limitato gli sbarchi, l’86 per cento in meno rispetto ai primi cinque mesi del 2018, il governo non ha firmato alcun accordo bilaterale con i paesi d’origine e lo slogan a effetto lanciato in campagna elettorale dal Capitano “Faremo 100mila espulsioni l’anno” è un altro segno tangibile della lunga fila di incompiute del governo del cambiamento, oggi allo sbando e lanciato verso un binario morto.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Giovanni 1 giugno 2019

    Non male una su dieci, se guardiamo il FVG con Fedriga lega e Riccardi FI la media scende.

  • Giacomo Puliatti 1 giugno 2019

    Ho sentito e letto bene? Uno di questi due ha detto “abbiamo abolito la povertàma c’è o lo fà? Ma che razza di menzogne dice? Ha abolito la poverta!! assurdooo!!! io so soltanto che a me, pensionato, ha ridotto la pensione ( anche se di pochi euri al mese ma che in un anno fà una cifra!) e che non mi è stata data la rivalutazione in base al tenore di vita o come cavolo la volete chiamare”!. Io sono incavolato nero con questi qua. Non se ne può più!! tutti che truffano rubano mentiscono perchè è l’unico modo per tenersi bene le polrone e tutti i benefici. Ecco, parliamo di questi. I famosi benefici dei politicanti- questi dovrebbero essere aboliti! ma chi vi ha dato il diritto di percepire la pensione da nababbo con solo e appena 5 anni di ” sporco lavoro!” perchè percepite tanti soldi senza fare niente? Vedete che state tirando troppo la corda e a lungo andare potrebbe rompersi!!!

  • In evidenza

    contatore di accessi