I minibot fanno paura alle Banche d’affari. Ecco perché

sabato 8 giugno 17:05 - di Stefano Massari

Prima di entrare nel merito dell’argomento è necessaria una premessa, chi vi scrive non pensa che un’economia possa crescere aumentano a dismisura il debito. Chi vi scrive pensa che per far crescere un sistema economico serve investire in istruzione, formazione professionali, infrastrutture, connettività, cultura. Serve avere una burocrazia snella ed efficiente. Il debito dello Stato e dei privati ha una funzione positiva se resta all’interno di limiti fisiologici, se va oltre determinati limiti diventa una patologia che compromette lo sviluppo. Il livello del debito italiano è patologico e deve essere stabilizzato.

Dai Bot ai Btp

Chiarito questo punto di partenza occorre prendere atto della realtà. L’Italia, per una serie di ragioni, ha un debito pubblico che supera il 130% del prodotto interno lordo. È un problema serio, che deve essere gestito, e che non può essere gestito come è stato fatto fino a questo momento. Facciamo un passo indietro per cercare di comprendere come l’introduzione dei minibot ha una portata epocale. La globalizzazione non ha avuto effetti solo sull’economia ma anche sulla finanza pubblica. Nel corso degli anni il nostro debito si è progressivamente internazionalizzato, prima era detenuto prevalentemente da risparmiatori italiani, oggi è detenuto prevalentemente da investitori istituzionali. Questo processo è avvenuto sostituendo l’emissione di Bot con l’emissione di BTP, una differenza tecnica che va compresa perché è di importanza fondamentale.

Il Bot è uno strumento a breve termine che viene comprato da chi vuole gestire al meglio la liquidità. Se una famiglia italiana aveva un po’ di soldi da parte comprava Bot, teneva il proprio denaro fermo per 3 o 6 mesi ottenendo una valorizzazione dei propri risparmi. I Bot sono strumenti destinati al mercato “retail” ovvero ai risparmiatori, prevalentemente italiani. I Btp al contrario sono strumenti di investimento, chi compra Btp immobilizza capitali nel medio lungo periodo. I Btp sono strumenti riservati prevalentemente ad “investitori istituzionali” ovvero a grandi banche, in molti casi straniere.

L’impatto sulla vita economica

Come questi due strumenti impattano sulla vita economica di un Paese? Facile spiegarlo con un esempio. Immaginiamo uno Stato che ha debiti per 100 euro e paga ogni anno 10 euro di interessi. Prendiamo in considerazione due casi estremi. Vengono emessi 100 euro di BOT comprati da risparmiatori italiani. In questo caso i 10 euro di interesse resterebbero in Italia e contribuirebbero a “far girare l’economia”. Nel secondo caso vengono emessi 100 euro di Btp comprati esclusivamente da banche straniere. Dove vanno a finire gli interessi sul debito? A New York o a Londra, ovvero in qualche Banca d’Affari oltre confine. La ricchezza non resta nel sistema ma esce dal sistema, quegli interessi non fanno “girare l’economia” ma contribuiscono a creare “crisi di liquidità” perché sottraggono moneta all’economia reale.

I minibot, soluzione di buon senso

Basterebbe quest’esempio per comprendere come l’emissione dei BOT debba essere preferita a quella dei Btp e come, per le ragioni che avremo modo di vedere, i minibot dovrebbero essere preferiti ai Bot.  I minibot rappresentano uno strumento di assoluta valenza per le seguenti ragioni: in primo luogo verrebbero utilizzati per pagare i debiti che la Pa ha con le imprese; questo aiuterebbe le imprese a superare la crisi di liquidità che è la prima causa dei problemi economici italiani. In secondo luogo la loro emissione avrebbe un tasso di interesse nullo e questo consentirebbe allo Stato di risparmiare soldi e di destinare quei soldi alla riduzione delle tasse.

Lo spread sui minibot non c’è

I minibot sono, in altri termini, uno strumento di assoluto buon senso, risolvono problemi alle imprese, riducono gli oneri per lo Stato e non gravano sul contribuente. Certo, va detto, come in tutte le scelte c’è qualcuno che ci rimette. Chi? Le Banche d’Affari, quelle che fanno utile con i Btp italiani e perdite investendo denaro in modo sconsiderato. Solgenia vi dice qualcosa? Per chiudere il cerchio basti pensare che il famoso spread non è, come analfabeti di politica monetaria vogliono farci credere, il costo che lo Stato paga sul proprio debito. Lo spread è uno strumento che misura il rendimento dei Btp sul “mercato secondario” rapportandolo ai Bund tedeschi. Lo spread, in altri termini, è un valore che misura il rendimento dei Btp quando una banca vende i titoli pubblici italiani ad un’altra banca. Viene usato come uno strumento per controllare le scelte di governi democraticamente eletti ma è uno strumento che può esisitere nella misura in cui lo Stato continuerà ad indebitarsi prevalentemente con Btp. Lo spread sui minibot non c’è e forse per questa ragione fanno veramente paura a chi nelle Banche d’Affari ha fatto carriere ed ora si trova ai vertici delle istituzioni monetarie dell’Ue.

Commenti

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  • Edoardo Colucci 11 giugno 2019

    I minibot dovrebbero avere scadenza annuale con un interesse minimo (es.:1%) ed affiancare l’euro esclusivamente nel mercato interno italiano. Tutti li accetterebbero nei pagamenti, perchè all’avvicinarsi della scadenza portano in dote un piccolo interesse mentre sul c/c paghiamo solo spese e interessi zero. Qualcuno dice che la loro circolazione sarebbe illegali? Non è vero perchè sono semplicemente una “cessione di credito” , possibilità ampiamente prevista dal nostro CC. Tutto o quasi il nostro debito con l’estero si trasferirebbe agli italiani (che hanno molti risparmi) e lo spread crollerebbe, il differenziale degli interessi che pagano le imprese scenderebbe avvicinandosi a quello tedesco diminuendo i costi di produzione, la manifattura italiana diventerebbe più competitiva e si innescherebbe un ciclo virtuoso

  • paolo casotti 9 giugno 2019

    parlo da sinistra ad una testata di destra,ma patriottica da sempre….i minibot non sono una cosa seria,da paese serio…vogliamo dare ragione a de gaulle che diceva l’italia non è un paese povero ,ma è un povero paese??no,io non voglio dargli ragione….il problema dell’italia è il suo immenso debito pubblico e- a seguire-il fatto che una quota rilevante di questo debito è in mani straniere…il debito pubblico non lo hanno fatto angela merkel o emanuel macron..lo hanno fatto i politici italiani..in quota parte,tutti….la soluzione seria è che la politica ,tutta, dica al paese questa verità,e la verità ad essa collegata, e cioè che non ci sarà mai nessuna vera ripresa in italia senza abbattere questo debito e senza riportarlo tutto in mani italiane ..lo stato non può fare questo senza chiedere l’aiuto delle famiglie italiane,che- a differenza dello stato- sono ricche e hanno molto risparmio….le formule tecniche per farlo sono molte,ma tutte richiedono una condizione: CHE A CHIEDERLO AI CITTADINI SIA UN GOVERNO DI TUTTI E CIOE UNGOVERNO DI UNITA PATRIOTTICA, dove tutti i politici ci mettano la faccia…quella è la svolta per fare dell’italia il grande,il grandissimo paese che può essere…il resto è politica politicante…compresi i minibot che hanno solo un senso ..l’italia non ce la fa a stare nell’euro in modo competitivo e si prepara ad uscirne…sarebbe la più grave sconfitta della nostra nazione dal dopoguerra ad oggi

  • Sandro Cecconi 8 giugno 2019

    Massari, nel caso specifico non si tratta di essere pro e/o contro un simile concetto. Si tratta di aspettare un eventuale provvedimento scritto. Neanche io sono un fautore del debito, sarei solo un povero idiota. Però allo stesso tempo occorre immediatamente ricordare a chiunque che non esiste una teoria economica indovinata o sbagliata ma solo la scelta economica errata per quel periodo storico e sociale di ogni singolo stato. E il vero Statista, quindi Politico, è colui/colei che si circondano dei migliori economisti che siano in grado di operare le scelte corrette in base alla realtà del momento. Tutto il resto è solo noia. Pertanto personalmente voglio aspettare l’uscita del DDl per poter avere il corretto approccio.

  • Luciano 8 giugno 2019

    “….la loro emissione avrebbe un tasso di interesse nullo e questo consentirebbe allo Stato di risparmiare soldi….” e al possessore viceversa di perdere soldi, cioè gli interessi a cui avrebbe diritto con qualunque altro titolo.

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