I Giovani di Confindustria al governo: «Basta, la nostra pazienza è finita»

venerdì 7 giugno 11:05 - di Stefania Campitelli

«Un anno dopo l’insediamento del governo, ancora niente alleanza e niente per i giovani. Solo una crescita ingessata». È il bilancio che Alessio Rossi, presidente dei Giovani di Confindustria, fa dell’attività dell’esecutivo gialloverde a un anno di distanza dall’ultimo convegno degli under 40 di viale dell’Astronomia che coincise con l’insediamento del nuovo esecutivo.

I Giovani di Confindustria all’attacco del governo

L’elenco delle critiche, lanciate dal palco del tradizionale convegno di Rapallo,  è lungo e impietoso. Decreto dignità?: «La dignità già c’era e tale è rimasta. I posti di lavoro , invece, quelli non sono aumentati», incalza davanti alla platea. Decreto crescita? «Forse è più prudente chiamarlo “decreto dita incrociate” perché nel testo non abbiamo trovato lo slancio che avrebbe dovuto dare», dice ancora Rossi che non risparmia critiche anche allo Sblocca Cantieri: «Vorremmo che cambiasse veramente la morfologia dell’Italia. Il governo stia alla parte giusta, stia della parte dello sviluppo, da parte delle imprese».

«L’Italia rischia di finire in panchina»

Duro anche nei confronti dell’atteggiamento di Salvini e Di Maio di fronte alla procedura di infrazione per i conti pubblici italiani che rischia di mandare l’Italia in panchina: «Non vogliamo che l’Italia ingaggi una guerra di posizione con le istituzioni europee. Se è vero che è arrivato il momento di migliorarle, allora dobbiamo smettere di dipingerle come avversarie. Pertanto, l’unico per riformare l’Europa è starci dentro ma da protagonisti E invece in caso di procedura di infrazione l’Italia potrebbe finire in panchina». La raccomandazione recapitata all’Italia infrange l’illusione di continuare a fare deficit senza guardare alle conseguenze, «o si accetta il dialogo con l’Unione Europea o i suoi numerini oppure si paga il prezzo delle conseguenze»,  prosegue Rossi ricordando come proprio Flat Tax e Quota 100 siano fatte a debito. «Intanto abbassiamo il cuneo fiscale perché mette più soldi in tasca ai lavoratori e far ripartire lo sviluppo. Serve riattivare una cabina di regia della crescita perché’noi crediamo nell’Italia che collega con le grandi opere non che divide con le grandi chiacchiere». Bocciatura anche per Conte. «Ci stupisce sentire il nostro premier parlare di autocorrezione naturale per mettere il Paese al riparo dalla procedura d’informazione. In attesa del miracoli, temiamo piuttosto l’autoscontro se non prendiamo sul serio la situazione».

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