Adozioni, Gramazio: «Cambiare la legge per togliere potere alle associazioni»

venerdì 28 giugno 15:46 - di Redazione

«Bisogna cambiare la legge sulle adozioni e costituire immediatamente un tavolo dove affrontare con responsabilità e impegno la grave situazione». Domenico Gramazio, direttore del periodico Realtà Nuova, ricorda che tre mesi fa alla Fondazione An si era svolto il convegno dal titolo “Donne in campo, ieri, oggi, domani” promosso da Realtà Nuova e dalla Fondazione Rivolta Ideale. «Matilde Cinti (nella foto) – racconta Gramazio – nostra dirigente ed insegnante di scuola media superiore aveva trattato il tema “Nuove norme per le adozioni”. La Cinti  nel suo intervento aveva denunciato la fuga degli italiani che volevano e che vogliono adottare in altri paesi europei e sud americani perché “le adozioni in Italia sono un vero e proprio scandalo”». E poi ancora: «Nessuna associazione, nessun patronato e nessuna Onlus vuole dare in adozione i piccoli a loro affidati. È giusto quindi come abbiamo ribadito nel nostro convegno che bisogna cambiare la legge. Ci dispiace dover dire che siamo stati delle vere e proprie “cassandre”, le cronache in questi giorni sono piene di uno scandalo che vede compromesse istituzioni, strutture, ed enti locali. Siamo convinti – conclude Domenico Gramazio, ideatore del convegno – che bisogna affrontare alla radice questo problema, e togliere dalle “grinfie” delle associazioni tanti e tanti bambini».

Commenti

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  • Wolf Murnelstein 29 giugno 2019

    Qui non si mette bene in risalto che in una roccaforte PCI/PD su poveri bambini si sperimenta un metodo di interrogatorio con un apparecchio elettronico – non omologato in Europa – per far confessare e dichiarare cose non vere. Ciò mi ricorda vari processi staliniani dove imputati confessavano e testimoni dichiaravano quanto desiderato dall’Accusa. Ovviamente plaudo alla proposta di una radicale riforma del sistema delle adozioni e degli affidi. Quasi sempre costa molto meno aiutare i genitori naturali invece di ficcare i bambini in collegi o darli in affido compensato.

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