Governo appeso a un filo. Oggi Conte lancerà il suo ultimatum: uniti o non si va avanti

3 Giu 2019 9:25 - di Lucio Meo

«O troviamo un metodo collegiale di azione o così non si può andare avanti». C’è attesa per la conferenza stampa che oggi (alle 18.15) il premier Conte terrà “per fare il punto della situazione” e dettare l’agenda di un governo appeso a filo, dopo che ieri si è consumata una nuova giornata di scontro non solo sulle celebrazioni del  2 giugno, complice l’intemerata di Fico si rom e migranti, ma anche sull’incidente tra una nave da crociera e un’imbarcazione turistica a Venezia. Con il vicepremier Matteo Salvini che a un certo punto durante un comizio ha affermato: «Se mi danno una mano a fare le cose vado avanti come un treno, se qualcuno ha voglia di litigare torniamo da voi e mi dite cosa fare, perché non abbiamo tempo da perdere».

Lo scontro tra Salvini e Fico per il 2 giugno

La giornata dei veleni era iniziata la mattina quando il presidente della Camera Fico ai Fori Imperiali per la parata, dopo aver detto che “non ci devono essere polemiche, il 2 giugno è la festa di tutti gli italiani: ogni tipo di polemica è sicuramente sterile, strumentale, inutile” rispondendo sulle polemiche che hanno coinvolto recentemente anche la ministra della Difesa Trenta, ne innescava un’altra affermando: «La nostra bandiera significa libertà, significa diritti e rispetto di tutte le persone che sono sul territorio italiano, chiunque vi è e chiunque vi transita. La grandezza della Repubblica è essere di tutti e la sua Festa va dedicata a tutti gli italiani, a tutti i migranti che si trovano in Italia, a tutte le comunità, anche quelle minori e più deboli, ai rom e ai sinti, anch’essi perseguitati e vittime dell’Olocausto. La Repubblica non fa differenze e la sua bandiera sventola per tutti». Parole alle quali, a stretto giro, replicava Salvini: «Io dedico la Festa della Repubblica all’Italia e agli italiani, alle nostre donne e uomini in divisa che, con coraggio e passione, difendono la sicurezza, l’onore e il futuro del nostro Paese e dei nostri figli» scriveva sulle sue pagine social, pubblicando la foto e la dichiarazione del presidente della Camera.

La polemica sull’incidente della nave a Venezia

Ma la giornata riservava un altro scontro. Questa volta era Salvini che attaccava i 5 Stelle e in particolar modo il ministro Toninelli e il Mit. Per il leader del Carroccio l’incidente di Venezia si poteva evitare. «Mi risulta che una soluzione fosse stata trovata e condivisa, mi risulta che qualcuno aveva messo intorno a un tavolo tutti, predisponendo una soluzione che prevedeva alcune navi a Porto Marghera e un allargamento di un canale, ma che tutto sia stato bloccato perché è arrivato un no da un ministero romano. Sono stufo dei no – ribadiva ancora una volta durante un comizio a Tivoli Salvini – l’Italia va a fondo, abbiamo bisogno di sì e non è un ministero della Lega quello che ha detto no». Poi arrivava una nota della Lega in cui si spiegava chiaramente che “il piano alternativo per tutelare la laguna, il turismo e soprattutto le persone dai rischi di incidenti nel porto di Venezia causati dal passaggio delle grandi navi era già pronto dallo scorso novembre. Peccato che sia stata bloccato subito dal Mit e che in tutti questi mesi il ministro Toninelli non abbia più preso una decisione definitiva limitandosi all’ipotesi, assurda per molti, di far attraccare le navi a Chioggia, ossia in mare aperto”.

Si attende il discorso del premier Conte

«Lunedì sarà la prima buona occasione, ci parleremo, per fare il punto della situazione», aveva detto nei giorni scorsi Conte specificando: «Ci sono ancore le scorie di una campagna elettorale super eccitata». La speranza di andare avanti, come ha detto al presidente Mattarella durante l’incontro al Quirinale della scorsa settimana c’è. Un colloquio durante il quale il premier si sarebbe dimostrato moderatamente ottimista sulla possibilità che il governo, come crede e spera, possa proseguire il suo mandato. Una volontà che quindi è nello stesso tempo un auspicio: se si tradurrà in realtà dipende dagli sviluppi che seguiranno all’attuale congiuntura politica comunque interlocutoria e dai risultati che produrranno i confronti e le valutazioni in corso nei e tra i partiti della maggioranza. Mattarella avrebbe soprattutto ascoltato le considerazioni del premier, fedele al ruolo di chi in questa fase deve soprattutto comprendere gli orientamenti del governo e delle forze politiche che lo sostengono, prima ancora di valutare se e come potrà proseguire la legislatura.

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