Giudice scambia l’avvocato per l’imputato: così sono ridotte le toghe in Italia

22 Giu 2019 16:46 - di Fortunata Cerri
strage

«Confusione nella individuazione degli imputati e dei difensori, difficoltà nella comprensione dei capi di imputazione». Un giudice può scambiare un difensore per l’imputato? In teoria no, ma la storia che si legge sul Giornale dimostra che invece casi del genere esistono. La storia di A.C., giovane magistrato in servizio in Calabria, si legge sul Giornale, dimostra che qualche giudice viene bocciato al momento della valutazione periodica. Tre giorni fa il Csm accogliendo il parere del consiglio giudiziario di Catanzaro, ha rifiutato ad A.C. la prima valutazione di professionalità. In sostanza non ha superato l’esame. Evento che però accade molto raramente.

Ecco la storia professionale del giudice

Il giudice appena vinto il concorso, alla Scuola di formazione aveva scritto un sentenza penale «del tutto incompleta», «priva di riferimenti normativi quanto alla condanna e all’assoluzione». Gli avevano prorogato il tirocinio, durante il quale aveva dimostrato «difficoltà nello svolgimento concreto dell’attività giudiziaria». «Sembrano emergere nella personalità del dottor C. elementi che potrebbero dare luogo a criticità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie». Ma il consiglio giudiziario di Napoli aveva dato comunque parere favorevole al suo ingresso in servizio, ritenendo che «taluni profili caratteriali che fino a questo momento gli impediscono di svolgere con disinvoltura il mestiere del decidere (…) potranno probabilmente dissolversi con la maturazione».

Diventato giudice fu spedito in Calabria e fu inserito in collegio con altri giudici. Ma un paio di volte, per anzianità,  racconta ancora il Giornale, gli toccò presiedere le udienze, fu un disastro. «Il dottor C. non è apparso in grado di affrontare le problematiche derivanti dalla gestione di un ruolo monocratico o dalla presidenza di un collegio penale». «La conduzione dell’udienza è stata estremamente lenta e caratterizzata da una evidente insicurezza che ha reso necessario l’intervento in ausilio dei giudici a latere», scrive il consiglio giudiziario di Catanzaro.

Uno dei suoi capi racconta, si legge sul Giornale, di aver dovuto «diuturnamente» sollecitare A.C. a depositare provvedimenti e sentenze e alla fine ha chiesto che lo spedissero da un’altra parte. A essere in discussione non è la preparazione teorica del magistrato, ma forse la capacità di calare le norme del diritto nella concretezza del processo.

 

Commenti

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  • Lisetta 23 Giugno 2019

    É necessaria una riforma della giustizia che dovrebbe contenere anche esami attitudinali, specifici per chi ha la responsabilità di giudicare gli altri. Esami e valutazioni con una cadenza di tre anni fino alla pensione. Se non più adatti devono essere spostati ad altro lavoro o estromessi definitivamente. Il cittadino deve sentirsi sicuro di essere giudicato da persona equilibrata, di nessuna parte politica e con valori di onestà indiscussa