Di Maio e Bonafede si tagliano i capelli alla Camera. Ora la Casta sono loro

lunedì 24 giugno 14:19 - di Marzio Dalla Casta
Luigi Di Maio

Vi siete mai chiesti come mai, a differenza del solitamente arruffato Alessandro Di Battista, Giggino Di Maio è sempre azzimato e con i capelli a prova di vento? Semplice: perché si serve delle forbici azionate dalle esperte mani dei barbieri di Montecitorio. Almeno due volte al mese, secondo il Giornale che si è preso la briga di andare a spulciare il rendiconto del capo politico del M5S. Nei suoi cedolini la trattenuta alla voce «Servizi di barbieria» non manca mai. Non ci sarebbe niente di male se non fosse che agli occhi dei cultori del vaffa la “barbieria” degli onorevoli rappresentava una sorta di tempio dedicato al male assoluto, cioè la Casta.

La “barbieria” era un privilegio da tagliare

Non per niente figurava in cima alla lista degli odiosi privilegi da abolire. Invece, il tempio è ancora là, frequentatissimo dai deputati di tutti i gruppi, Cinquestelle compreso. Nel mese di febbraio Di Maio ha speso 36 euro per barba, capelli e azione. Non proprio un prezzo da comune mortale dal momento che i barbieri sono dipendenti del Parlamento. Il loro reddito non dipende dal fatturato della bottega e questo consente di tenere bassi i prezzi: 15 euro un taglio, 8 euro la barba, 6 euro la frizione extra. La ricevuta di Di Maio segna 36 euro perché sotto le forbici ci è andato due volte. Ma erano stati 41 a gennaio, 36 a dicembre, 26 a novembre, addirittura 51 ad ottobre e 54 a settembre, e 41 a luglio.

Oltre a Di Maio, anche Fico non disdegna

Nessuno come lui, sebbene il vicepremier non sia l’unico grillino ad aver abiurato ai propositi rivoluzionari in nome di un taglio da onorevole. Anche il  ministro Alfonso Bonafede è tra gli aficionados del servizio. Così come Roberto Fico, presidente della Camera, lo stesso che si fece immortalare in autobus il giorno dopo – e solo  quel giorno – la sua elezione sullo scranno più alto di Montecitorio. Sono gli stessi che nel 2013, appena entrati in Parlamento, fecero l’elenco degli sperperi del Palazzo con i barbieri erano in cima alla lista. Annunciarono la rivoluzione, per poi sedersi sulla comoda poltrona della barbieria. Da lì un solo grido: ragazzo, spazzola!

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