Col bonus cultura di Renzi compravano cellulari anziché libri: multati 700 diciottenni

martedì 4 giugno 18:19 - di Davide Ventola

Ricordate il bonus cultura per i neodiciottenni promosso da Matteo Renzi? L’allora premier ne andava fiero. In realtà, come emerge da questa notizia che arriva dalla Sicilia, si è rivelato un enorme spreco di risorse pubbliche. A beneficio di qualche furbetto. Ad esempio, a Caltanissetta 700 neo-diciottenni hanno usato il bonus cultura da 500 euro introdotto dal governo Renzi per acquistare il cellulare anziché i libri.

A darne notizia l’ufficio stampa della Cassazione che ha diffuso un comunicato sulla sentenza numero 24890. Nella nota si legge che i ragazzi sono anche loro sono colpevoli, come il commerciante compiacente che ha venduto loro merce estranea al bonus, in quanto «hanno legittimamente ricevuto» il voucher ma lo hanno «illecitamente speso».

Dovranno pagare, o forse hanno già pagato questo la sentenza non lo dice, una sanzione amministrativa che, in base al codice penale, varia da 5.164 euro a 25.882 euro se «la somma indebitamente percepita» non supera i 4mila euro. Peggio è andata a Gaetano G., napoletano, titolare della società nissena – la A.D. – che aveva venduto soprattutto telefonini. Rischia il carcere o di pagare una multa per ogni singolo incasso di uno o più bonus.

Al commerciante, la guardia di finanza, che aveva scoperto il raggiro ha infatti sequestrato beni mobili e immobili, con ordine alle banche di sequestrare qualunque somma dovesse pervenire sui suoi conti fino a raggiungere la somma di 317mila euro, pari ai bonus incamerati. Contro questo provvedimento confermato dal Tribunale del riesame di Caltanissetta lo scorso 27 dicembre, la difesa di Gaetano G. ha protestato in Cassazione sostenendo che occorre accertare se l’indagato riscosse in un unico momento una somma superiore a 4mila euro, e in tal caso «il superamento della soglia quantitativa, oltre la quale l’illecito amministrativo integra il reato, non configura una condizione obiettiva di punibilità, ma un elemento costitutivo del reato», con annesso rischio di condanna alla reclusione da sei mesi a tre anni.

Altrimenti, se il commerciante ha ottenuto le erogazioni pubbliche in più rate, inferiori ciascuna alla soglia dei 4mila euro, allora dovrà pagare più multe perché l’assommarsi di una serie di illeciti amministrativi non puo’ comunque «tradursi nella commissione di un illecito penale». Ora il Tribunale nisseno dovrà verificare bene in che modo Gaetano G. ottenne i soldi pubblici, se in una o più soluzioni e di quale entità. Comunque sia gli costerà caro.

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