Ci indebitano, ci strozzano ed è vietato farci restituire il maltolto: è questa Europa

domenica 23 giugno 14:13 - di Fabrizio Bertot

“I debiti non sono debiti” a dirlo non è qualche finto economista con laurea comprata in Albania ma quella Unione Europea che ci vuole processare per debito eccessivo.

Che a Bruxelles non tutti avessero la testa a posto era noto, ma sapere che nel debito pubblico nazionale, secondo i parametri del Trattato di Maastricht, non sono calcolati i debiti delle pubbliche amministrazioni verso i fornitori grida vendetta. Il messaggio è però chiaro: chissenefrega dei principi di contabilità internazionale e sopratutto chissenefrega delle imprese e degli artigiani italiani che aspettano i loro soldi da Comuni, Regioni, Ministeri ed enti vari.

53 miliardi da riprenderci

Secondo la Cgia di Mestre, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della pubblica amministrazione ha raggiunto i 53 miliardi di euro pari al 2,9% del PIL, un record purtroppo tutto italiano dal momento che in Europa nessun altro Paese ha un debito commerciale così alto. È altrettanto vero che questo debito proprio perché così elevato se fosse in qualche modo saldato e quindi immesso nel circuito virtuoso dell’economia interna contribuirebbe molto alla ripresa. La restituzione sotto qualunque forma monetizzabile di questo debito rappresenterebbe infatti un importante aumento di capitale circolante e quindi di ricchezza nazionale.

A Bruxelles però tutto questo non interessa: le eurotruppen devono proteggere quel debito i cui creditori non sono tanto gli imprenditori italiani quanto piuttosto Soros e i suoi “amici”, quelli cioè che attraverso la finanza internazionale speculano abitualmente sui nostri titoli di Stato.

La curiosa contabilità europea

Non si spiegherebbe diversamente il fatto che per la contabilità di Bruxelles il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione attraverso l’emissione di nuovi titoli – ad esempio i cosiddetti “minibot” – farebbe addirittura aumentare il debito totale invece di lasciarlo invariato. È evidente infatti che se il debito pubblico fosse inclusivo dei debiti commerciali un eventuale loro saldo attraverso l’emissione di nuovi titoli sarebbe una mossa “neutrale”.

Tra le cose da cambiare in Europa c’è quindi questa curiosa “contabilità” fatta a misura delle “banche degli affari loro” alla faccia purtroppo dei nostri legittimi interessi nazionali.

Commenti

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  • Laura Prosperini 24 giugno 2019

    purtroppo è anche questa un’illusione, l’euro-pa è immodificabile
    la trappola è l’euro e lo sanno tutti ma proprio tutti gli economisti italiani e non.
    Più si rimane nell’euro è peggio sarà perché comunque l’euro, creando solo povertà e stagnazione, salterà, si disgregherà per il volere della germania stessa (dopo che avrà tolto tutto il possibile a tutte le altre nazioni).
    a quel punto tutti si sveglieranno, miseri, da quest’incubo ma i politici ne dovranno rispondere, non potranno accampare la scusa del “non lo sapevo” perché tutti gli economisti lo sanno e da molto tempo.

  • avv. alessandro ballicu 23 giugno 2019

    non condivido le idee degli illusi, che sperano di cambiare le regole criminali della ue, che stanno distruggendo la nostra patria.
    cè una sola soluzione uscire senza condizioni,l’alternativa è fare la fine della grecia.
    i sedicenti sovranisti dimostrino di avere coraggio,
    viva l’italia indipendente e sovrana, al diavolo l’unione europea

  • Sandro Cecconi 23 giugno 2019

    Correzione:non dai 23 ai 15 mesi, ma dai 10 ai 15 mesi.

  • Sandro Cecconi 23 giugno 2019

    Bertot, l’artificio contabile era ben noto e coloro che non lo conoscevano debbono dare colpa solo a se stessi. Una quindicina di giorni orsono l’ho scritto su un editoriale di Storace come ho scritto che i c.d. mini bot sono una emerita sciocchezza. Ma, al suo contrario, la colpa dei ritardi dei pagamenti dei debiti commerciali dello stato italiano, attualmente variano dai 23 ai 15 mesi , è da ascrivere a tutti i governi, nessuno escluso, che hanno volutamente giocato in modo indegno sulla pelle dei fornitori. Negli altri paesi infatti i debiti degli stati vengono regolarmente saldati a 30/60/90 giorni proprio come avviene tra aziende sane e fornitori.

    Le colpe di questa UE sono ben altre e su queste lei e gli altri giornalisti dovreste concentrarvi.

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