«Centinaio, sveglia!»: un sindaco dà voce alla rabbia degli agricoltori calabresi

martedì 4 giugno 14:33 - di Luciana Delli Colli

Non buttano l’olio per strada come i pastori sardi hanno fatto col latte, «solo perché, secondo alcuni detti popolari, quando cade l’olio per terra si preannunciano sette anni di disgrazia». E, di ulteriori disgrazie, gli agricoltori calabresi davvero non ne hanno bisogno. A dare voce alla loro situazione drammatica è Orlando Fazzolari, il sindaco di Varapodio, un Comune di 2mila anime in provincia di Reggio Calabria, che proprio di agricoltura vive. O meglio viveva, perché oggi in quelle terre di agricoltura non si riesce più a vivere: il prodotto locale è schiacciato dalla concorrenza sleale dei prodotti d’importazione, senza che un dito venga mosso per tutelarlo.

Altro che prima gli italiani

Fazzolari, quindi, ha preso carta e penna e ha scritto al ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, e per conoscenza al premier Giuseppe Conte, al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e al prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani. A loro ha spiegato che «l’agricoltura calabrese versa in uno stato comatoso, ma la cosa che fa più incavolare gli agricoltori è il silenzio assordante che la circonda». L’immobilismo rispetto al fatto, per esempio, che l’olio lampante «è precipitato sotto la soglia dei 150 euro al quintale» e quello extravergine «non va oltre i 250 euro». Prezzi dovuti alle importazioni dal Nord Africa e che sono al di sotto dei costi di mercato, strozzando gli agricoltori e «creando dei deficit di bilancio che stanno determinando il collasso irrimediabile dell’economia calabrese». Non va meglio per quanto riguarda il comparto degli agrumi, altra eccellenza calabrese: «Le clementine – racconta Fazzonari – sono rimaste invendute sulle piante» e le arance «vengono pagate 10 centesimi al kg», una cifra che non copre neanche i costi di produzione e raccolta. Anche qui la mazzata arriva dalle importazioni massicce dai Paesi terzi, nel caso specifico dal Brasile, che ha saturato il mercato agroindustriale. Stessa sorte per i limoni, con la differenza che la concorrenza arriva dalla Turchia.

Gli agricoltori pronti a scendere in piazza

Eppure esisterebbe un modo per contrastare questo declino, che impoverisce non solo gli agricoltori ma tutto il territorio e di conseguenza tutto il Paese. Basterebbe che la politica facesse la politica, facendo davvero gli interessi nazionali. «Serve, assolutamente, una presa di posizione da parte del governo per cercare di dare sollievo alle martoriate aziende agricole calabresi», scrive a Centinaio il sindaco di Varapodio, entrando anche nel merito di proposte concrete. La prima è «una legge nazionale di tutela dei prodotti interni, anche nel rispetto degli equilibri europei», che consenta una tenuta dei prezzi; la seconda è «una seria difesa dei prodotti agricoli nazionali, limitando le importazioni selvagge provenienti dai Paesi extraeuropei e imponendo dazi necessari a riequilibrare i prezzi tra le produzioni interne e le importazioni straniere». La terza: «Imporre a tutti i prodotti venduti nel territorio nazionale l’obbligo della certificazione della provenienza», escludendo tutti quei trucchetti che consentono a un prodotto estero di essere “ripulito” per diventare burocraticamente italiano. «Consideri questo grido d’allarme propedeutico a una prossima azione di protesta in tutte le piazze calabresi, anche perché – è l’ultima esortazione di Fazzolari a Centinaio – la Calabria vive soprattutto di agricoltura e se non si farà nulla per dare un minimo di sollievo alla nostra martoriata economia, certamente non butteremo l’olio per le strade, ma sicuramente butteremo il sangue!».

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