Caos procure, Lotti si difende: «Sulle nomine delle toghe non mettevo bocca»

lunedì 24 giugno 17:00 - di Redazione
Consip

«Non mettevo bocca sulle nomine nelle Procure. Ho letto sui giornali che c’erano relazioni con la procura di Roma ma queste non ci sono mai state, tanto è vero che la richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti è stata fatta e abbiamo iniziato l’udienza preliminare». A parlare è Luca Lotti, ex ministro dello Sport e renziano di strettissima osservanza al termine dell’udienza preliminare sul caso Consip, in cui è accusato di favoreggiamento. Lotti nega dunque di essere parte attiva di quello che giornali e tv hanno bollato come “caos procure“, cioè i conciliaboli notturni tra membri del Csm, esponenti politici come lo stesso Lotti e Cosimo Ferri, anch’egli in forza al Pd, con l’obiettivo di piazzare propri fedelissimi ai vertici degli uffici giudiziari più importanti d’Italia. «Ho già smentito nei giorni scorsi le ricostruzioni lette su questa vicenda: l’ho già detto e scritto in maniera chiara» ha aggiunto Lotti che proprio per questa vicenda si è autosospeso dal  suo partito.

Lotti è stato sentito sul caso Consip

Sul caso Consip, nelle sue dichiarazioni spontanee davanti al gup Clementina Forleo e poi nell’interrogatorio del pm Mario Palazzi, l’ex-ministro ha respinto ogni addebito rispetto al favoreggiamento ipotizzato dalla Procura capitolina. «Nel nostro incontro del 3 luglio del 2016 – ha detto Lotti – non potevo riferire a Luigi Marroni  ciò che non sapevo ed escludo categoricamente di aver parlato con lui dell’inchiesta».

Una settimana fa si è autosospeso dal Pd

L’iscrizione nel registro degli indagati del fedelissimo di Renzi risale al 21 dicembre del 2016, cioè il giorno dopo che l’audizione, davanti agli inquirenti di Napoli, dello stesso Marroni, che aveva ammesso di aver saputo dal ministro dell’indagine aperta dai pm partenopei. Il fascicolo passò subito a Roma per competenza dove, il 27 dicembre, Lotti si presentò per farsi ascoltare dagli investigatori. Un secondo interrogatorio si tenne poi il 14 luglio dell’anno successivo. Anche in quelle occasioni, l’ex-ministro negò ogni addebito. Ma la Procura non sembra credergli.

 

 

 

 

 

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