Bocciata alle europee, rientra a lavorare alla Rappresentanza della commissione Ue

mercoledì 12 giugno 16:39 - di Carlotta Cuturi
Beatrice Covassi, candidata non eletta nelle fila del Partito Democratico alle scorse elezioni europee, è regolarmente rientrata a dirigere l’ufficio della Rappresentanza Permanente della Commissione Europea di Roma.
Cioè prima guida l’ufficio della Commissione a Roma, poi si mette in aspettativa per le elezioni e per fare campagna elettorale per se stessa e per il Partito Democratico, e immediatamente dopo la bocciatura elettorale semplicemente torna a dirigere il medesimo ufficio. Un ufficio e un ruolo che richiedono terzietà assoluta, by the way.
In un momento così delicato per il nostro Paese e per i futuri assetti della nuova Commissione, proprio in questi giorni in via di definizione, l’ufficio di Roma della Commissione, che dovrebbe fare da mediazione e da cuscinetto tra le due capitali, si trova ad essere guidato da una persona che, a causa della candidatura con il PD, non appare più avere la necessaria terzietà. Ci si domanda chi possa rappresentare adesso, Covassi, e cosa possa riferire a Bruxelles in merito a quello che succede a Roma.
Beatrice Covassi, fiorentina di Firenze, molto vicina al Rasputin della Commissione, il potentissimo Segretario Generale Martin Selmayr fin dai tempi in cui lavoravano insieme ai dossier telecomunicazioni, è entrata in carica a Roma il 1 settembre 2016. E’ in scadenza, sempre alla Rappresentanza di Roma, il 31 agosto di quest’anno. I maligni vociferano che il suo lavoro a Roma non sia stato gradito a Bruxelles (e a questo si deve il mancato rinnovo della sua nomina) e proprio per questo motivo abbia tentato una carriera politica. I super maligni dicono addirittura che la sua iperesposizione mediatica -niente affatto gradita ai suoi superiori a Bruxelles- avrebbe poi agevolato la sua futura campagna elettorale.
Il codice etico della Commissione Europea richiede assoluta terzietà ai funzionari in carriera, sia dallo Stato Membro di appartenenza che dai partiti politici. Come è possibile che lo stesso soggetto possa essere un giorno un importante esponente (tanto da ricevere una candidatura di peso) di un partito politico e l’indomani il legittimo rappresentante in un Paese di un’organizzazione internazionale indipendente non è dato di sapere. Ci si domanda però se sia davvero il caso che torni a ricoprire quel ruolo e proprio in questo momento. E se la Commissione Europea intenda porre rimedio a questa evidente anomalia.

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