Ancona, morì a 7 anni per un’otite curata con l’omeopatia. Condannati i genitori

giovedì 6 giugno 16:29 - di Redazione

Tre mesi di carcere e pena sospesa. È quanto ha stabilito il gup di Ancona Paola Moscaroli, riconoscendoli colpevoli di concorso in omicidio colposo aggravato, a carico dei genitori di Francesco Bonifazi, il bambino di 7 anni di Cagli, in provincia di Pesaro, morto il 27 maggio 2017 per una otite batterica bilaterale curata con l’omeopatia. Lo ha deciso con giudizio abbreviato per l’accusa. Il terzo imputato, l’omeopata pesarese Massimiliano Mecozzi, è stato invece rinviato a giudizio dopo aver optato per il rito ordinario. A sua difesa il medico sostiene di non aver imposto la cura omeopatica; ma anche l’assenza di un nesso causale tra la sua condotta e la morte. Il processo si aprirà il 24 settembre.

Concorso in omicidio colposo: 3 mesi e pena sospesa

La morte del piccolo Francesco suscitò un enorme clamore e roventi polemiche. Come si ricorderà, i genitori del bambino si erano affidati all’omeopata per curarne l’otite. Invece degli antibiotici, lo specialista prescrisse cure alternative. La patologia non solo non si arrestò, ma degenerò addirittura in encefalite. A quel punto era già troppo tardi. Francesco fu trasferito d’urgenza da Urbino all’ospedale “Salesi” di Ancona dove arrivava in gravi condizioni: sottoposto a intervento nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2017, morì tre giorni dopo.

L’otite di Fancesco Bonifazi degenerò in encefalite

I genitori si sono difesa affermando di non avere mai avuto un approccio “integralista” contro la medicina tradizionale. Si sarebbero rivolti all’omeopata Mecozzi non per sfiducia nei farmaci ordinari, ma solo perché preoccupati che il figlio, soggetto a frequenti malanni, potesse essere debilitato dal continuo ricorso a cure antibiotiche. Lo avevano fatto anche in passato con risultati soddisfacenti. La difesa della coppia ha anche evidenziato che le condizioni di Francesco erano state altalenanti, tra miglioramenti e peggioramenti, tanto da non rendere pienamente percepibile la gravità della situazione fino alla degenerazione in encefalite. Padre e madre, aveva fatto presente il difensore, portarono due volte il piccolo in visita dal medico che, secondo loro, in base alle sue competenze avrebbe dovuto capire l’evoluzione negativa della situazione. I difensori hanno preannunciato che ricorreranno in appello contro la condanna dopo aver letto le motivazioni della sentenza che verranno depositate entro 90 giorni.

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