Altro che omofobia, svolta sul caso del pittore ucciso con un pugno: fermato un tunisino

mercoledì 26 giugno 11:22 - di Greta Paolucci

Tutti ricordano il caso agghiacciante del pittore cinquantenne aggredito e ucciso con un pugno al volto: una vicenda sconcertante per inspiegabilità e inaccettabilità di un gesto brutale e totalmente improvviso e immotivato, rivelatosi tragicamente letale. Un episodio terribile per cui, nell’immediatezza degli eventi, si parlò subito di aggressione omofoba e di clima sociale intimidatorio e ideologizzato. E invece oggi, le indagini, smontano completamente quella interpretazione dei fatti, argomentandone chiaramente il perché…

Pittore ucciso con un pugno, la svolta: fermato 18enne tunisino con cittadinanza italiana

E partiamo dal fermo dell’indiziato di reato per quel caso: arresto che ha individuato e coinvolto un ragazzo 18enne di origini tunisine, con cittadinanza italiana acquisita di recente, il quale è stato fermato dai carabinieri perché indiziato dell’omicidio di Umberto Ranieri, l’artista, in arte Nniet Brovdi, come ricordato in apertura aggredito a Largo Preneste, a Roma, il 17 marzo scorso. Dopo essere stato colpito con un pugno al volto, l’uomo aveva sbattuto la testa cadendo a terra e in seguito era morto in ospedale. L’arrestato, considerato dai carabinieri l’autore materiale del colpo, è stato portato presso la casa circondariale di Roma Regina Coeli, dove è in attesa dell’udienza di convalida. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo operativo di Roma Casilina, infatti, Ranieri sarebbe stato aggredito dopo una lite, degenerata perché aveva invitato un gruppo di giovani che stava consumando una bustina di semi di girasole a non sporcare.

Un complesso e risolutivo metodo investigativo ad ampio raggio

L’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, caratterizzata dai pochi elementi indiziari acquisiti dalle testimonianze di alcuni presenti, si è basata principalmente sulla analisi dei filmati di 30 telecamere di circuiti di videosorveglianza installati nei pressi del luogo e sui mezzi pubblici, sullo studio di oltre 70.000 record di telefonate e messaggi e su una approfondita analisi di social media intelligence. Il complesso metodo investigativo ha consentito ai carabinieri di concentrare la loro attenzione nei confronti di un gruppo di persone, formato dall’indagato, dalla fidanzata di origini kosovare e da un’amica di quest’ultima di origini romene. Tutti coinvolti a diverso titolo nella morte, arrivata 3 giorni dopo la feroce aggressione, dell’artista cinquantenne, originario della provincia di Chieti, mentre ricoverato all’ospedale San Giovanni dove era arrivato già in gravi condizioni dopo aver battuto la testa a terra colpito con un pugno al volto.

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