Altro che integrazione, ha la fedina penale che fa paura il rom amico del Papa

domenica 30 giugno 17:26 - di Redazione

Quando si stava lavorando alla pratica per l’attribuzione a suo nome di una casa popolare a Casal Bruciato, per zittire i rumors di chi lo descriveva non proprio come un nullatenente e  mettere a tacere chi adombrava dubbi e sospetti circa la liceità dei suoi comportamenti e delle sue dichiarazioni, Imer Omerovic continuava a ripetere a oltranza il mantra della sua innocenza: “Non abbiamo precedenti penali”, e altri punti, oltre a quelli garantiti dal fatto di essere un rom, andavano a suo favore per l’attribuzione dell’alloggio. E così, date per valide le sue auto-dichiarazioni, valutate che le condizioni necessarie e sufficienti per elargire l’immobile e tranquillizzare i residenti dello stabile di cui Omerovic sarebbe diventato condomino e vicino, ci si era messi l’anima in pace: e invece, stando alle inchieste realizzate in questi ultimi giorni da Il Giornale, sembra proprio che ci sia poco da stare sereni. Né il nomade Omerovic, né tanto meno sua moglie Senada, sarebbero “personaggini” dal passato limpido e dalla reputazione specchiata. Come scrive il sito del quotidiano milanese diretto da Sallusti, infatti, “da quanto risulta al Giornale, entrambi i genitori sono stati segnalati per inosservanza degli obblighi scolastici. In pratica non mandavano alcuni dei 12 figli a scuola. Il «curriculum» di Omerovic però non finisce qui. A suo carico risultano anche denunce per abbandono di minori e per inosservanza dell’obbligo di assistenza familiare”.

Casa popolare al rom, Pontefice e sindaca lo difesero sin da subito, ma nel suo passato…

Non solo: l’inosservato obbligo scolastico per i figli – va detto, sempre rinnegato dal nomade e da sua moglie che al Giornale che lo interpella continua a ripetere “da quando sono Italia non ho mai avuto guai con la legge” –  non sarebbe l’unico strappo alle regole e alle norme fatto da Omerovic e signora che, nonostante la benedizione a lui, alla sua famiglia e alla sua causa garantite dal Pontefice che ha ricevuto lui, la moglie e i figli di Omerovic nella Basilica di San Giovanni in Laterano per schierarsi ufficialmente dalla sua parte, pare che l’uomo non sia proprio uno stinco di santo, Anzi… Non per niente, come riporta sempre Il Giornale in un ampio servizio d’apertura, «risulta infatti anche un arresto in flagranza di reato perché trovato in possesso di cocaina. Insomma, è abbastanza evidente che il bosniaco non sia una persona che è stata lontana da contesti di illegalità. Senza considerare, come già scritto su queste pagine, che Imer Omerovic risulta intestatario di 27 vetture, alcune di lusso, e che l’ipotesi che svolga l’attività di prestanome è tra le più accreditate”. Inoltre, prosegue il quotidiano milanese sul suo sito, “lui sostiene di svolgere l’attività di compravendita di auto su internet, peccato che lo faccia con una ditta individuale fantasma con sede sociale in via Pontina 601 a Roma, lì dove sorgeva il campo nomadi di Tor de’ Cenci, sgomberato nel 2012, e che non abbia mai presentato un bilancio in camera di commercio. Segno evidente di probabili attività in nero”.

Quelle anomali che contrassegnano vita e “attività lavorativa” del rom Omerovic…

Eppure, dalla sindaca pentastellata di Roma, Virginia Raggi, ai rappresentanti del municipio interessato, passando per assistenti sociali, burocrati e politici, nessuno e a nessun livello sembra essersi accorto “in itinere” delle anomalie che contrassegnavano la vita lavorativa e familiare di Imer Omerovic, anzi: tutti si sono solertemente scapicollati a schierarsi dalla parte del nomade bosniaco, sostenendo e ribadendo la legittimità dell’assegnazione e lui e famiglia dell’alloggio pubblico, in modo da farne l’esempio di un modello di assistenza pubblica che, sembra difficile dimostrare il contrario in questo caso, fa davvero acqua da tutte le parti…

 

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