Ramelli, a chi giovava autorizzare quel vergognoso contro-corteo della sinistra?

mercoledì 1 maggio 18:46 - di Ignazio La Russa

Venerdì 26 aprile, 3 giorni prima della ricorrenza dell’omicidio di Sergio Ramelli, ho chiesto e cortesemente ottenuto, un incontro con il Prefetto di Milano a cui ho manifestato la mia preoccupazione per le possibili conseguenze dell’inaudito divieto al corteo fino al luogo dove lo studente fu assassinato nel 1975 da giovani comunisti di Avanguardia operaia.
Avevo sottoscritto, insieme a tanti altri esponenti delle istituzioni, un appello affinché si evitasse di vietare il corteo. Il giorno prima dell’incontro col Prefetto, avevo parlato con alcuni promotori dell’iniziativa ricevendo precise rassicurazioni sulla totale assenza di ogni volontà di creare disordini. Al riguardo, mi era stato promesso e confermato che non ci sarebbero stati nel corteo bandiere di partiti ne simboli che potessero giustificare (a torto o ragione) il divieto. Vi sarebbero state solo bandiere tricolori. E, va detto subito, così è stato. Nessun altra bandiera ne striscione oltre a quello recitante “Nel loro nome” e, addirittura, come riferisce il Corriere della Sera, nessun abbigliamento o atteggiamento censurabile.

Ho insistito col Prefetto, che va ricordato è il rappresentante del governo sul territorio, affinché anche mantenendo il divieto all’originaria richiesta, si autorizzasse un brevissimo percorso alternativo per consentire (partendo da via Beato Angelico e percorrendo solo 300 metri) il passaggio in corteo in via Paladini per la deposizione della corona sotto la targa e il murales che ricorda Sergio (e che la notte di domenica è stato imbrattato senza alcun sdegno dei tanti soloni della democrazia). Il corteo sarebbe proseguito fino al piazzale dinnanzi la Chiesa di San Nereo e Achilleo ove era regolarmente autorizzata la manifestazione statica.
Ho risentito, stavolta telefonicamente, il rappresentante del governo il giorno 29, poco prima di imbarcarsi per Roma dove era in corso la seduta del Senato e in quella occasione gli ho ribadito la necessità di trovare un minimo punto di incontro con i promotori. Ho avuto solo parole cortesi ma zero risultati. In piazza poi, si è arrivati a quanto avevo prospettato io (un mini corteo fino alla targa di via Paladini) solo dopo una evitabile carica della polizia, ore di tensione e la inevitabile diffusione mediatica (superiore alla realtà) di scontri e contrasti tra polizia e manifestanti. Mi sono chiesto perché il Questore, a cui competeva la gestione dell’ordine pubblico, abbia voluto fare un braccio di ferro a favor di stampa e tv per poi giungere esattamente a quanto era facilmente concordabile senza alcuna tensione. Qualcuno gli ha suggerito questa soluzione? E perché è stato invece incredibilmente autorizzato il contro-corteo della sinistra che ha avuto il solo scopo di far vivere come ancora piu ingiusto e pretestuoso il divieto alla sfilata commemorativa per Ramelli e Pedenovi? Non posso pensare ad una incapacità tecnica di valutare una situazione facilmente leggibile. E allora c’è forse qualcuno che ha puntato sugli scontri per ridare fiato ad un bolso e stantio antifascismo? Al più presto a questo interrogativo dovrà rispondere il Governo in Parlamento che solleciteremo in tal senso.

Concludo (non me ne vogliano i partecipanti alla manifestazione pro Ramelli) ribadendo quanto ho sempre sostenuto: pur essendo tra i firmatari dell’appello contro ogni divieto al corteo, resto convinto che dall’anno prossimo bisognerà trovare forme piu’ condivise per riconsegnare  la memoria  di Sergio a tutti gli italiani degni di questo nome. Come aveva scritto Indro Montanelli, non solo alla larga comunità di destra al di là di ogni appartenenza, ma anche a tutti coloro che in quegli anni non si rassegnarono o almeno non condivisero la sopraffazione fisica e la dittatura ideologica di chi voleva in Italia la vittoria di modelli marxisti come in Russia e Cina. Oggi, intanto, resta forte lo sdegno per un inutile e ingiustificato divieto che è parso solo funzionale alla strumentalizzazione di una ricorrenza finora sempre pacifica.
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