Siri si difende davanti ai pm: «Io mai corrotto». E tira in ballo anche Di Maio

mercoledì 8 maggio 19:28 - di Federica Parbuoni

Non è solo il giorno in cui il premier Giuseppe Conte ha formalizzato la revoca del suo incarico. Per l’ormai ex sottosegretario Armando Siri questo è anche il giorno della prima difesa formale davanti ai pm di Roma, durante la quale ha ribadito la sua innocenza rispetto all’accusa di corruzione e rivendicato la correttezza dei suoi comportamenti rispetto all’ormai famigerato emendamento sull’eolico che lo ha messo nei guai. «Ha ribadito con fermezza di non aver mai ricevuto, né da Paolo Franco Arata, né da chiunque altro, promesse di pagamento o dazioni di denari, che avrebbe rifiutato con sdegno, facenti riferimento al merito della sua attività di senatore della Repubblica e/o di sottosegretario di Stato», ha detto l’avvocato di Siri, Fabio Pinelli, riferendo del colloquio con i magistrati.

Siri “apre” ai pm i suoi conti in banca

«Il senatore Armando Siri, nella prospettiva del massimo rispetto e tutela del ruolo istituzionale ricoperto, dopo averne fatto egli stesso richiesta, si è presentato stamani all’autorità giudiziaria; ad essa ha reso, anche attraverso la consegna volontaria di una molteplicità di documenti e il deposito di una memoria sottoscritta personalmente, tutti i chiarimenti necessari a dimostrare l’assoluta correttezza del proprio operato», si legge in una nota dell’avvocato Pinelli. Siri «ha messo spontaneamente a disposizione dei pubblici ministeri, a tal fine, la documentazione contabile nella sua disponibilità, avente ad oggetto il complesso dei propri movimenti bancari e finanziari».

Il chiarimento sui rapporti con Arata

Siri, inoltre, si legge ancora nella nota, «ha spiegato e documentato, in dettaglio, tutti i rapporti istituzionali incorsi con Arata, che, già noto quale tecnico esperto di rango in materia ambientale ed energetica, si era presentato a lui quale portavoce e rappresentante sostanziale del Cpem, il Consorzio dei Produttori di Energia da Minieolico», che, viene ricordato, è accreditato al «Registro Trasparenza dei portatori d’interesse, istituito presso il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico, il cui vertice apicale è l’onorevole Luigi Di Maio». Davanti ai pm capitolini, continua la nota, l’esponente leghista «ha prodotto, in proposito, superando di propria iniziativa le garanzie sulla riservatezza della corrispondenza e delle comunicazioni dei parlamentari (quelle previste dall’art. 68 della Costituzione), tutti gli scambi di messaggi, telefonici e di posta elettronica, intercorsi con Arata; ha ribadito, con il conforto della corrispondenza consegnata, di aver solo interloquito con il suddetto Cpem. e di aver veicolato, in sede politica, le istanze emendative di categoria che gli erano state rappresentate; e ciò semplicemente trasferendole all’attenzione degli uffici ministeriali competenti, oltreché di altri componenti del Parlamento, per le loro libere valutazioni e determinazioni».

La frecciata al M5S

L’ex sottosegretario ha quindi rivendicato la correttezza della sua condotta, rifiutando l’accusa di aver accettato ingerenze o, peggio, si essersi fatto corrompere. «Ha precisato, in ogni caso, che quelle proposte emendative (a favore del minieolico, ndr.), poi non approvate in sede legislativa, le riteneva e le ritiene assolutamente condivisibili», si legge ancora nella nota del legale di Siri, dove non manca un’altra frecciata ai Cinque stelle. Quell’emendamento, infatti,  è «del tutto coerente, politicamente, con il cosiddetto contratto di Governo e le indicazioni di programma della Lega e del Movimento 5 Stelle». «Infine – conclude la nota – fiducioso nell’esito positivo della vicenda che lo vede suo malgrado coinvolto, ha manifestato ai magistrati la più completa disponibilità ad offrire qualsiasi ulteriore contributo conoscitivo gli venisse ancora richiesto».

 

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