Si chiude la campagna elettorale degli insulti M5S-Lega. Chi violerà il silenzio pre-voto?

25 Mag 2019 9:16 - di Lucio Meo

Oggi tutti in silenzio, fino all’apertura delle urne di domani mattina alle 7. Un sollievo, per tanti, che hanno assistito a una campagna elettorale caratterizzata da uno scontro continuo e velenoso tra le forze del governo giallo-verde, che hanno continuato a darsele di santa ragione fino a ieri sera.
«L’unico alleato è il contratto di governo in cui ci sono i temi che voi avete votato – ha attaccato ieri Luigi Di Maio -. Non è che da lunedì dimentichiamo quel che ci siamo detti. Da lunedì la Lega, se vuole lavorare con più serenità, deve dismettere le posizioni da ultradestra. Adesso – ha avvertito il leader grillino – di schiaffi non se ne prendono più e reagiremo ogni volta che qualcuno metterà in discussione i valori fondanti di questa Repubblica e del Movimento», ha detto Di Maio in un ultimo comizio.

Da Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rilanciando alcuni dei temi cari alla Lega, ha restituito le accuse con gli interessi ribattendo a Di Maio che in mattinata aveva parlato di una campagna elettorale “condizionata dalla nuova Tangentopoli”, dopo le ultime inchieste che hanno messo nei guai la Lega, come il caso Siri e il governatore Fontana. «Nessuno ha parlato di nuova Tangentopoli a Roma quando la Raggi fu indagata. I processi si fanno nei tribunali». E per tutto il giorno Salvini ha rilanciato anche sulle grandi opere, come la Tav: «Se vinciamo in Piemonte e se l’Europa ci da più soldi è chiaro che l’opera si fa. Capisco che Di Maio sia nervoso, perché i sondaggi dicono che i 5 stelle hanno qualche problemino e la Lega è forte». Per tutto il giorno i due vicepremier si sono punzecchiati a vicenda sui temi governativi. «Noi vogliamo andare avanti e anche fare argine a certe idee strampalate della Lega come sul convegno di Verona o le armi o a proposte fuori contratto fatte in modo sleale. Io mi auguro che da lunedì i leghisti lavorino di più», ha attaccato in serata Di Maio a ‘Otto e mezzo‘, dicendosi sicuro che “siamo sempre stati sfavoriti e abbiamo sempre sorpreso alle elezioni”. E ancora: «Il M5S ha il 36% del Parlamento italiano, abbiamo la maggioranza assoluta del Cdm e così rimarrà. Non ho intenzione di parlare di poltrone lunedì». Secca la replica di Salvini che “stanco dei no” non usa giri di parole: «Faccio conto che da lunedì Di Maio la smetta di insultare, sta dicendo quello che sta dicendo perché è in campagna elettorale. C’è una manovra da fare. Che i toni tornino civili e costruttivi».

Oggi tutti in silenzio, ma qualcuno, come sempre proverà a fare il furbetto, magari approfittando del ruolo nel governo…

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