Scontri a Genova, chi si rivede? Il solito Agnoletto contro gli agenti di polizia

sabato 25 maggio 18:29 - di Redazione

“A 18 anni dal G8 di Genova non ci sono ancora i codici di riconoscimento sulle divise delle forze dell’ordine, una misura in vigore in diversi paesi in Europa e che in Italia non si riesce ad ottenere, e io mi chiedo il perché”. Lo dice Vittorio Agnoletto, attivista e già portavoce del Genoa Social Forum al G8 di Genova 2001, commentando quanto accaduto due giorni fa, nel capoluogo ligure, con gli scontri tra polizia e manifestanti durante i quali è rimasto ferito un giornalista di Repubblica, su cui gli agenti hanno infierito, ricoverato poi in ospedale.”I codici di riconoscimento – aggiunge Agnoletto – sono una garanzia per i poliziotti stessi, ognuno risponde delle proprie azioni e non è mettere sotto accusa tutta la polizia in generale. Dovrebbe essere una misura chiesta prima di tutto dai sindacati di polizia”. Il quadro che emerge dopo gli scontri di piazza Corvetto tra la polizia e una frangia di violenti, che ha cercato di sfondare il cordone di sicurezza attorno a un comizio di CasaPound, riporta a due considerazioni, secondo Agnoletto.”C’è un problema enorme – sottolinea – che riguarda come avviene la formazione delle forze dell’ordine, quali percorsi, corsi, vengono proposti loro. In diversi paesi europei la formazione è soprattutto su trattativa, dialogo, non solo uso della forza”.”Una terza osservazione – ha concluso – riguarda il meccanismo di reclutamento delle forze dell’ordine, una delle questioni che avevamo sollevato con forza dopo il 2001 era che non ci fosse più la riserva per chi arriva dall’esercito, una riserva di reclutamento che fornisce la priorità per passare in polizia. Avevamo sollevato il tema di interrompere questo canale di immissioni. L’esercito è preparato ad agire in quadri di guerra, non ha senso prevedere un canale di collocamento così: un conto è l’esercito che si muove in logiche diverse, un conto è la polizia che deve avere a cuore la tutela dei diritti, di chi manifesta, di chi non manifesta, cercando di far rispettare le leggi, quando ci sono situazioni di ordine pubblico”.

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