Salone del Libro, Polacchi indagato a Torino. Zagrebelsky: «Dirsi fascisti non è reato»

mercoledì 8 maggio 14:33 - di Valeria Gelsi
editore altaforte

La Procura di Torino ha aperto un fascicolo a carico di Francesco Polacchi, il 33enne editore di Altaforte e militante di CasaPound, finito in questi giorni al centro di feroci polemiche per la partecipazione della sua casa editrice al Salone del Libro. Polacchi è indagato con l’accusa di apologia di fascismo, per aver detto nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara: «Sono fascista» e «l’antifascismo è il vero male di questo Paese». Il fascicolo è stato aperto dopo un esposto contro il giovane editore presentato insieme dal sindaco di Torino, Chiara Appendino, e dal governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino.

Appendino confida nella magistratura

«Alcune dichiarazioni che sono state fatte nel pomeriggio dell’altro giorno, in cui si sostiene che l’antifascismo sarebbe il male del Paese, sono qualcosa di inaccettabile. La politica non può decidere di escludere qualcuno che regolarmente ha firmato un contratto e che oggi sostanzialmente è a tutti gli effetti soggetto che può partecipare, però la politica può fare un esposto per rimarcare che questi valori non appartengono alla città, che è antifascista, non appartengono alla comunità e al Salone del libro», ha sostenuto Appendino, aggiungendo che «la magistratura, che è il soggetto terzo che dovrà valutare, ci dirà se è effettivamente apologia di fascismo. Dal nostro punto di vista lo è, ma non tocca a noi decidere».

Zagrebelsky le dà una lezione di Costituzione

Di parere opposto, però, è il giurista Vladimiro Zagrebelsky, che oggi, ovvero all’indomani dell’esposto Appendino-Chiamparino, su La Stampa firma un editoriale dal titolo «In difesa della Costituzione». «Oltre alla legge penale vi è la dimensione politica. Mescolare i piani, far dipendere le valutazioni politiche dall’esito di vicende penali produce confusione e porta all’indifferenza etica e politica. Cioè alla connivenza», scrive Zagrebelsky, che tra le altre cose è stato anche membro del Csm e della Corte europea dei diritti dell’uomo e certo non può essere tacciato di simpatie fasciste. L’affermazione arriva al termine di un ragionamento nel quale, pur con evidente distanza da Altaforte, Zagrebelsky ricorda che «la libertà d’espressione è uno dei fondamenti essenziali della società democratica» ed è difesa dalla Costituzione e dal diritto europeo anche nel caso in cui si tratti di opinioni che «urtano, colpiscono, inquietano lo Stato o una qualunque parte della popolazione». Non solo, Zagrebelsky ricorda anche che, benché esistano dei limiti alla libertà di espressione, esistono anche delle circostanze molto chiare perché si possano applicare: «In particolare, non è vietato essere fascisti o dire di esserlo. Vietato è farne apologia in modo da creare il pericolo di ricostituzione del partito fascista», avverte il giurista, con quello che sembra un monito diretto proprio ad Appendino e Chiamparino, sebbene non siano mai nominati.

Sansonetti: «C’è una sinistra liberale e una stalinista»

E a difesa di Altaforte, del suo lavoro e della sua libertà d’espressione continuano a schierarsi anche intellettuali e pensatori di sinistra, non assoggettati al diktat scomposto dell’antifascismo militante. «Io sono per la libertà assoluta e quindi non condivido la polemica nata intorno alla presenza dello stand della casa editrice Altaforte al salone del libro di Torino. Tra l’altro il fascismo è stato sconfitto e non credo al suo ritorno», ha detto l’ex direttore del Dubbio Piero Sansonetti, che tra l’altro domani, con Arturo Diaconale e Massimo Magliaro, presenterà a Roma il libro di Adriano Tilgher La mia Avanguardia. «C’è sempre stata una sinistra liberale e una stalinista. Sono due anime diverse e anche la divisione del mondo della cultura e intellettuale antifascista sul presenziare o meno al Salone del Libro lo dimostra», ha sottolineato Sansonetti, aggiungendo: «Comprerei un libro edito da Altaforte, chiaramente se si trattasse di una pubblicazione interessante. I libri fanno sempre bene, possono anche essere noiosi, ma mai pericolosi. Più se ne leggono e meglio è, purtroppo invece – ha concluso – si legge sempre meno in Italia».

 

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