Salone del Libro, clima rovente: al via senza l’editore “fascista”. Lui non ci sta: ci vediamo in tribunale (Video)

giovedì 9 maggio 11:06 - di Lara Rastellino

Il salone del Libro al via senza l’editore “fascista”: lui non ci sta e si presenta lo stesso. Ma poco dopo, viene smantellato lo stand di Alataforte e Polacchi annuncia: andremo in tribunale. «È stato un attacco a Matteo Salvini e a me, siamo stati censurati. Ci muoveremo legalmente contro il Salone del Libro (e decideremo con gli avvocati se muoverci anche contro Regione e Comune) per questa decisione»: a parlare – ripreso, tra gli altri, ijn queste ore dal sito de La stampa – è proprio l’editore Polacchi che poi, a stretto giro, mentre gli stanno smobilitando la postazione, aggiunge: «Comunque sabato mattina presenteremo a Torino il libro di Altaforte sul ministro dell’Interno. Evento a cui abbiamo invitato tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà: da Feltri a Sansonetti». «Sono stato denunciato per un reato di opinione che ritengo anacronistico e ho massima disponibilità di chiarire tutto davanti alla procura», prosegue quindi Polacchi su La Stampa», mentre l’atmosfera fuori in cancelli del Lingotto si fa sempre più rovente

Salone del libro al via con Polacchi “espulso” dalla kermesse

Non si placa il caso Altaforte, insomma, e dopo l’esclusione dalla kermesse torinese, arrivata in tarda serata con la richiesta del governatore Sergio Chiamparino e della sindaca Chiara Appendino agli organizzatori dell’evento di rescindere il contratto con la casa editrice “sovranista”, l’editore Francesco Polacchi, da mercoledì indagato per apologia di fascismo in seguito a un esposto in procura presentato proprio da Chiamparino e Appendino, rilancia annunciando la sua presenza già a partire dalle 10 di oggi, nel giorno dell’apertura della manifestazione al Lingotto. Schierato, assolutamente determinato a stanziarsi davanti al Salone del Libro per ribadire che la casa editrice «non si piega alla logica del pensiero unico». «Ci è stato revocato come Altaforte Edizioni lo stand che avevamo regolarmente acquistato, questa revoca la reputiamo inaccettabile e adiremo per vie legali subito contro il Salone del Libro. Vogliamo andare in tribunale”. Così fuori dal Salone del libro Francesco Polacchi incontrando la stampa.

L’editore Polacchi si difende: adiremo a vie legali

«Alle ore 10:00 sarò al Salone del Libro di Torino per ribadire che Altaforte Edizioni non si piega alla logica del pensiero unico – si legge di buon mattino sulla pagina Facebook di Polacchi –. Se avete a cuore la Libertà, la Libertà d’espressione, vi aspetto. I libri non possono e non devono conoscere censura». Immediata la reazione di Di Maio che, con tutti i grattacapi legati alla Raggi e alle incaute sortite della sindaca sui rom e Casal Bruciato, grazie alla vexata quaestio della casa editrice Altaforte prova a distogliere l’attenzione dai guai casalinghi occupandosi del Salone del Libro e della casa editrice nel mirino dei soliti attivisti anti, tanto da istituzionalizzare il caso dichiarando, solo poco fa, che «il tema della casa editrice Altaforte non è solo che sia legata a CasaPound, ma che il fondatore ha detto che l’antifascismo è il male assoluto. La cosa concreta è che la nostra Costituzione nasce su valori antifascisti – ha ribadito –. La sua è una provocazione, ma non possiamo farla passare».

Di Maio all’attacco: «AltaForte provoca, la Costituzione è antifascista»

Immediata la reazione di Di Maio che, con tutti i grattacapi legati alla Raggi e alle incaute sortite della sindaca sui rom e Casal Bruciato, grazie alla vexata quaestio della casa editrice Altaforte prova a distogliere l’attenzione dai guai casalinghi occupandosi del Salone del Libro e della casa editrice nel mirino dei soliti attivisti anti, tanto da istituzionalizzare il caso dichiarando, solo poco fa, che «il tema della casa editrice Altaforte non è solo che sia legata a CasaPound, ma che il fondatore ha detto che l’antifascismo è il male assoluto. La cosa concreta è che la nostra Costituzione nasce su valori antifascisti – ha ribadito –. La sua è una provocazione, ma non possiamo farla passare».

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