Ricominciano con le bombe tra israeliani e palestinesi: guerra e sangue senza fine

domenica 5 maggio 9:11 - di Redazione

Guerra senza fine. Torna altissima la tensione tra Gaza e Israele, con sei morti dalla parte palestinese, uno da quella israeliana, e decine di feriti. Da ieri i palestinesi hanno lanciato da Gaza 430 razzi (180 solo questa notte), mentre Israele ha colpito nella Striscia oltre 200 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica. I lanci di razzi proseguono anche questa mattina. Uno di questi ha colpito un israeliano di 58 anni davanti alla sua casa ad Ashkelon. In decine di raid aerei israeliani hanno perso la vita, fra gli altri, una bambina di 14 mesi e la madre incinta. In Libia nove soldati dell’esercito dal generale Khalifa Haftar sono rimasti uccisi durante un attacco di militanti dell’Isis.
L’escalation militare sul confine di Gaza ha suscitato una forte tensione politica internazionale. Nella notte è intervenuto il Dipartimento di Stato Usa sostenendo «il diritto alla auto difesa di Israele dopo gli attacchi missilistici».

Erdogan si arrabbia

Uno dei raid israeliani sulla Striscia di Gaza ha colpito gli uffici dell’agenzia di stampa turca Anadolu suscitando la reazione della diplomazia di Ankara. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso su twitter la sua «forte condanna per l’attacco israeliano contro l’ufficio della Anadolu a Gaza. La Turchia e la Anadolu continueranno a raccontare al mondo del terrorismo israeliano e delle atrocità a Gaza e in altre parti della Palestina, nonostante questi attacchi». Erdogan ha telefonato al direttore dell’Anadolu Senol Kazanci per esprimere la sua vicinanza.
I nuovi venti di guerra spezzano un periodo di calma, seppur precaria, puntellata da intese verbali messe a punto da Egitto, Qatar e Onu. La situazione è precipitata venerdì sera, durante gli incidenti al confine della Striscia con un bilancio di 4 palestinesi (fra cui due miliziani di Hamas) uccisi e altri 50 feriti mentre due militari israeliani venivano colpiti e feriti da un cecchino della Jihad islamica. Jihad, ritenuta vicina all’Iran, è nel mirino dell’esercito israeliano ed è accusata di aver sistematicamente cercato di destabilizzare le intese fra Israele e Hamas basate sulla formula: «La calma in cambio di aiuti economici alla Striscia».

Il suono delle sirene

Mentre in Israele si osservava il riposo sabbatico da Gaza sono partite all’alba le prime salve di razzi. Prima verso le località più vicine. Poi, col trascorrere delle ore, si sono registrati lanci in profondità. Al suono delle sirene – che hanno continuato a lanciare l’allerta per tutta la giornata – centinaia di migliaia di israeliani hanno dovuto a più riprese correre nelle stanze protette dei loro appartamenti o nei rifugi, con un preavviso di pochi secondi per mettersi in salvo. Il bilancio delle vittime (due feriti, di cui una donna in condizioni gravi) è stato contenuto grazie ai sistemi di difesa Iron Dome (che ha intercettato decine di razzi): un razzo ha centrato il tetto di una casa vicino Ashqelon e i suoi abitanti si sono salvati solo grazie al fatto di essere barricati nella stanza blindata.
La reazione di Israele si è scatenata con continui attacchi aerei in cui sono stati colpiti «120» obiettivi militari di Hamas e della Jihad islamica in tutta la Striscia, fra cui un tunnel militare che penetrava per alcuni metri in Israele. Ed è in uno di questi raid che una bimba di appena 14 mesi, Seba Abu Arar, e la donna incinta che era con lei sono rimaste uccise. Le tragiche immagini del corpicino esanime della piccola hanno destato forte emozione a Gaza dove, in mattinata, aveva perso la vita anche un miliziano. E dove in serata l’aviazione ha centrato anche un palazzo di 4 piani (apparentemente vuoto), causandone il crollo.

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