Quota 100 e Reddito, i dubbi della Corte dei Conti: «Prioritario ridurre il debito»

mercoledì 29 maggio 13:38 - di Redazione
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Quota 100 e reddito di cittadinanza al setaccio della Corte dei Conti, che oggi ha illustrato il Rapporto 2019 sulla finanza pubblica. Chi si attendeva una dura reprimenda sulle due misure più controverse del governo giallo-verde è stato accontentato solo in parte. Su Quota 100, infatti, i magistrati contabili hanno spiegato che serve una soluzione «più neutra» da un punto di vista, si legge nel rapporto, «dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema». Una soluzione che sia anche «strutturale e permanente».

Presentato il Rapporto 2019 sulla finanza pubblica

Sul secondo punto, cioè la misura cara a Luigi Di Maio, la Corte dei Conti rileva che «nonostante l’attenzione posta nel disegnare l’impianto del reddito di cittadinanza resta la preoccupazione che possa scoraggiare e spiazzare l’offerta di lavoro legale». Una preoccupazione, spiega la Corte, legata al particolare contesto italiano, «in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi». Ma dove è altissimo anche il debito pubblico, che andrebbe invece ridotto. «Il permanere di condizioni di incertezza sulla possibilità che, nel medio termine, si possa imboccare un sentiero decrescente – avverte la magistratura contabile – rischia di incidere negativamente sulle stesse prospettive di crescita del Paese». Da qui l’appello a utilizzare il minor esborso, rispetto alle stime originarie di spesa per il reddito, a tutela «della sostenibilità dei conti pubblici» e quindi «per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito».

La Corte dei Conti: «Senza investimenti crescita bassa»

Tanto più che, sottolinea la Corte dei Conti, «le previsioni di crescita di medio termine dell’economia italiana non prospettano per ora spazi di accelerazione significativa delle entrate». Il pericolo è che tutto questo possa «innestare un circolo vizioso» per cui, «a fronte di una scarsità di risorse indotta (anche) dalla bassa crescita e di spese percepite nell’immediato come non comprimibili, la continua riduzione degli investimenti pone a sua volta le basi per una minore crescita in futuro». E qui la rampogna della Corte è tutta per il governo, tuttora incapace di decidere sulle grandi opere, Tav in testa. Invece, spiega il Rapporto, «le difficili condizioni economiche richiedono una rapida definizione di chiare linee di intervento, che consentano di dissipare le incertezze che incidono sulle scelte degli operatori e sulla stessa realizzabilità degli interventi che si presentano, in ogni caso, onerosi». Infine, la Ue e le tensioni che riaffiorano tra governo italiano e Commissione europea. Per la Corte dei Conti va prodotto ogni sforzo per evitare «l’apertura di una procedura d’infrazione», al momento solo «rinviata». Ma incombono – ricorda la magistratura contabile – «i vincoli posti rispetto al bilancio del prossimo triennio disegnato nel Def 2019, in un quadro economico che si conferma non favorevole».

 

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