Piemonte, Cirio: «Lavorerò anche per la ricucitura tra Salvini, Meloni e Berlusconi»

martedì 28 maggio 11:52 - di Eugenio Battisti

Un successo senza se e senza ma. In Piemonte con la vittoria del centrodestra, che sfiora il 50 per cento con l’elezione a governatore di Alberto Cirio, cade l’ultimo baluardo di sinistra al Nord e il centrodestra fa en plein alla guida delle regioni dell’arco alpino. Lo sfidante sconfitto, Sergio Chiamparino, presidente uscente, uomo pesante del Pd, per dieci anni sindaco di Torino, non nasconde l’exploit della avversario sostenuto compattamente da tutto il centrodestra, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, centristi, e si prepara a lasciare la politica: «Ho 71 anni volevo combattere l’ultima battaglia e l’ho persa».

Cirio: uniti si vince, abbiamo gli stessi programmi

Il Piemonte non solo cambia velocità (la Torino-Lione si farà, le cose iniziate si finiscono), ma potrebbe rappresentare un laboratorio per un nuovo centrodestra. Intervistato dal Corriere, il neogovernatore, europarlamentare di Forza Italia, forte di un bottino di oltre un milione di voti, sottolinea la compattezza della coalizione che lo ha sostenuto sbaragliando gli avversari. «Uniti vinciamo e il risultato lo dimostra», dice Cirio unico presidente di Regione del Nord non leghista insieme a Toti, «farò la mia parte per favorire una ricucitura, perché ci credo e i nostri programmi, a cominciare dall’impegno sulle infrastrutture e sul rilancio economico, coincidono».

Ora Torino è a portata di mano

La Tav si farà senza se e senza ma, è il primo messaggio di Cirio all’insegna del pragmastismo e del cambio di passo. «Mi metterò subito a lavorare, il Piemonte ha bisogno di ripartire. Oggi è la Regione del Nord Italia che cresce di meno, è quella che ha purtroppo ancora i tassi di disoccupazione più elevati», sono le prime dichiarazioni alla stampa nella sede della Regione in Piazza Castello. «Il nostro motto era un’altra velocità per il Piemonte, saremo veloci a metterci al lavoro, con una squadra fresca e dinamica». Il suo primo atto da governatore sarò quello di invitare tutti gli ex presidenti del Piemonte, per confrontarsi con loro. «Magari così eviterò di rifare alcuni errori del passato. In questi anni il Piemonte è rimasto indietro, è andato troppo lentamente. Ora è arrivato il momento di farlo ripartire, a un’altra velocità». Ripartire da un piano strategico, spiega Cirio  «E poi dall’abbattimento dell’Irap per le imprese che decidono di investire qui e dalla riduzione della burocrazia: saranno i miei primi impegni». Fair play con l’avversario Chiamparino che si è complimentato con il neogovernatore ammettendo la pesante sconfitta. «Ha avuto una gestione della Regione – spiega Cirio – e la sua squadra non lo ha supportato in modo adeguato». L’affermazione del candidato di centrodestra è stata chiara già a metà scrutinio con un distacco costante da Chiamparino, che si ferma al 35 per cento. Cattive notizie anche per i candidato grillino Giorgio Bertola che ottiene il 13,62 per cento come poco meno di 300mila voti. Flop pesante dei grillini anche a Torino, guidata dai 5Stelle con la sindaca Chiara Appendino, dove i pentastellati hanno perso quasi  dieci punti, passando dal 21,7% di cinque anni fa al 13,33 di domenica. Un’altra sfida per Cirio che ha raggiunto un risultato inatteso anche nel capoluogo sabauto. «Per il centrodestra il capoluogo è diventato contendibile. Ora abbiamo la responsabilità di trasformare questi consensi in un sistema di persone nuove che incarni il centrodestra in città». Guerra frontale con la sindaca Appendino?  «Se farà proposte per il bene del Piemonte Il presidente si troverà sempre al suo fianco. Ma se dirà che non vuole le Olimpiadi, diventerò il suo più feroce oppositore: errori come questi non si devono più fare».

Con quasi il 50 per cento di voti il centrodestra, che sfonda il tetto del milione di voti, conquista 33 seggi nel prossimo Consiglio regionale, al centrosinistra, che assomma oltre 740mila voti, andranno 13 seggi mentre il Movimento 5 stelle, con oltre 280mila voti, ne avrà 5.

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