Pesaro, trombato il candidato rom a sostegno del sindaco Pd. Ora prepara le querele

martedì 28 maggio 16:50 - di Redazione
Musli Alievski, il candidato rom a sostegno del Pd a Pesaro, trombato alle elezioni

E’ stato trombato e, ora, prepara le querele Musli Alievski, il candidato rom che sperava di riuscire ad entrare al consiglio comunale di Pesaro al seguito del sindaco Pd, Matteo Ricci, ex-presidente della Provincia.

«Non è andata come speravo – ammette amaro Alievski che sperava, evidentemente di riuscire a mettere un piede nell’assise comunale di Pesaro – ma è stata un’esperienza positiva e il mio impegno continuerà».
Musli Alievski, che si era candidato in una lista civica a sostegno del sindaco dem, non è tra gli eletti: «Ho avuto 117 preferenze, e di questo sono contento, ma non sono bastate».
Nelle scorse settimane il candidato rom era stato travolto da insulti razzisti sui social network. E ora si appresta a mettere mano alle querele: «Sul fronte degli insulti ho sentito un legale e stiamo valutando di querelare chi mi ha rivolto offese, gettandomi addosso fango senza alcun motivo».
Arrivato in Italia dalla Macedonia con i suoi genitori, il candidato rom ha fondato un’associazione di volontariato “Stay Human Onlus” impegnata nel settore della cooperazione umanitaria.
«Non mi scoraggio, il mio impegno continuerà per portare sempre di più le minoranze e le seconde generazioni – avverte – nelle amministrazioni locali e nazionali, per farle entrare nel vivo della politica. La sfida per il futuro sarà questa».
I cittadini di Pesaro, però, almeno per il momento gli hanno voltato le spalle. E le 117 preferenze incassate non sembrano essere proprio un buon viatico. D’altra parte che a Pesaro ci sia non solo un problema immigrazione ma, più specificatamente, un problema rom, fu lo stesso sindaco Ricci a dirlo, il 12 febbraio scorso durante il programma Mediaset “Quarta Repubblica“.
Interpellato dal conduttore Nicola Porro, Ricci dovette ammettere: «noi abbiamo il problema dei rom non integrati, quelli che lo sono non danno problemi. Ce ne sono alcuni che invece rifiutano l’integrazione, non vogliono la casa e nemmeno mandare i figli a scuola».

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