Persino i magistrati sbugiardano Di Maio: «Nessuno parla di nuova tangentopoli»

sabato 18 Maggio 14:53 - di Sveva Ferri

La magistratura dà, la magistratura toglie. Almeno al M5S, che delle inchieste di queste ultime settimane su presunti casi di corruzione ha fatto argomento principe della campagna elettorale. «Il 26 maggio la scelta sarà tra noi e questa nuova Tangentopoli», ha sostenuto due giorni fa, dopo gli arresti di Legnano, Luigi Di Maio. Ebbene, la stessa magistratura, che pure con l’esplosione mediatica di quelle inchieste è di fatto diventata un attore della campagna elettorale, ora smonta la propaganda pentastellata, da più parti riconosciuta come una forma di «sciacallaggio» attuata per altro da chi, con il caso De Vito che ancora tiene banco, non farebbe male a dimostrare maggiore cautela.

L’Anm: «Mai parlato di nuova tangentopoli»

«Non commento le indagini», ha risposto il presidente dell’Anm Pasquale Grasso, ai giornalisti che, a margine dei lavori del comitato direttivo centrale dell’Associazione dei magistrati, gli chiedevano conto dell’esistenza di una nuova tangentopoli. Oltre al no comment, però, il togato una cosa l’ha voluta aggiungere: «Di nuova tangentopoli non abbiamo parlato noi magistrati». Dunque, “non tirateci per la giacchetta” è il messaggio arrivato alla politica e a chi, in particolare, nella politica ha usato quell’espressione: i Cinquestelle.

Di Maio sbugiardato

Un avvertimento giunto mentre Di Maio continuava a cavalcare l’argomento in chiave anti-salviniana. «La questione della corruzione non è un attacco dei poteri forti. La nuova tangentopoli scoppiata non può essere derubricata a un attacco dei poteri forti», ha insistito anche oggi il vicepremier. Poco dopo, però, è arrivata la bacchettata di Grasso.

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