Pakistan, sempre più adolescenti povere e cristiane avviate alla prostituzione in Cina

martedì 28 maggio 17:53 - di Antonio Pannullo

C’è un traffico illegale di donne dal Pakistan e altri Paesi asiatici verso la Cina. Ragazze di famiglie povere, soprattutto di famiglie della minoranza cristiana, vengono rapite o comprate da trafficanti senza scrupoli e affidate a compratori cinesi che le sposano o le avviano alla prostituzione. Lo denuncia l’organizzazione newyorkese Human Rights Watch. La vicenda, riportata poi dal think tank Gatestone Institute, sempre americano, ha avuto un seguito: le autorità pakistane hanno arrestato diverse persone, cinesi e pakistane, per sfruttamento sesuale. È emerso che alcune delle ragazze erano appena 13enni e comunque appartenevano tutte alla minoranza cristiana. Le cose funzionavano così: i mercanti del sesso adescavano le ragazze povere promttendo loro una vita migliore in Cina e offrendo alle loro famiglie una cifra di denato e un vitalizio. La somma pattuita per la cessione di una ragazza si aggirava sui tremila dollari, e il vitalizio sui 280 dollari, oltre a un visto cinese per un membro della famiglia delle ragazze. Alcune di queste ragazze venivano sposate da cinesi abbienti ma molte, sembra centinaia, venivano avviate direttamente alla prostituzione. La base del traffico era nella città pakistana di Lahore, dove le ragazze venivano concentrate prima di essere mandate in Cina. Nella stessa città, hanno rivelato le autorità di polizia, esisteva e agiva una vera e propria agenzia matrimoniale che procurava le ragazze, tra cui come detto anche adolescenti, ai cinesi. Adesso, in seguito alle indagini, è stata formata una commissione inquirente mista sino-pakistana per indagare sui falsi matrimoni tra ragazze pakistane e cinesi.

Tratta delle cristiane anche da altri Paesi asiatici

Come accennato, non è solo dal Pakistan che provengono le schiave del sesso, ma anche da altri Paesi confinanti con la Cina. In Cina, infatti, le ragazze sono scarse, a causa delle severe leggi sul controllo delle nascite ma soprattutto al fatto che per secoli la nascita di una femina era considerata una disgrazia e per molto tempo, forse anche oggi, si effettuano aborti selettivi di massa sui feti femminili. Sempre secondo Human Rights Watch, nei Paesi più poveri e nelle famiglie più povere i trafficanti di ragazze le allettano oofrendo lavoro e trasferimento in Cina, dove poi le vendono per cifre che variano dai 3 ai 13mila dollari; qui sono accolte in casa di famiglie che le danno in sposa ai loro figli, ma dove spesso vengono ripetutamente violentate per assicurare progenie alla famiglia. Dopo che hanno partorito, ad alcune è consentito andare via, ma senza il figlio, quindi quasi tutte rimangono come schiave. Vi sono prove dell’esistenza di questa tratta delle “mogli” anche in Cambogia, nella Corea del Nord e in Vietnam, e ne potrebbero emergere anche da altri paesi confinanti con la Cina. Ma la comunità internazionale, soprattutto occidentale, in questi casi gira la testa dall’altra parte, anche perché le ragazze sono cristiane, e i cristiani perseguitati non meritano l’attenzione del grandi media e della politica internazionale.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza