Pacchi-bomba alla procura di Torino. Arrestati dal Ros tre anarco-insurrezionalisti

martedì 21 maggio 15:44 - di Redazione

I carabinieri del Ros hanno arrestato tre anarco-insurrezionalisti, ritenuti gli autori di attentati esplosivi per finalità terroristiche o di eversione in relazione all’invio di tre ordigni esplosivi indirizzati a magistrati della Procura di Torino. Durante il blitz sono stati arrestati Giuseppe Bruna, 49enne, agrigentino trapiantato a Ferrara, Robert Firozpoor, 23enne di origine iraniana, infermiere nel modenese ed attivo nel laboratorio libertario Ligera di Modena, e Natascia Savio, 35enne, torinese, localizzata in Francia nei pressi di Bordeaux, dove stava svolgendo lavori stagionali nel campo della viticoltura.

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa avviata nel 2017 dal Ros dopo l’arrivo di tre plichi esplosivi, il 7 giugno 2017, a Roberto Maria Sparagna e ad Antonio Rinaudo, entrambi magistrati della procura di Torino impegnati in indagini sugli anarchici ed eversione, e il 12 giugno 2017 a Santi Consolo, all’epoca direttore del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria di Roma. Gli ordigni, composti da un meccanismo di attivazione a strappo, per le loro potenzialità costruttive potevano attentare anche alla vita dei destinatari. Le due buste  avevano un timbro postale da Genova. Come mittente riportavano, evidentemente in maniera fittizia per tentare di eludere i controlli, i nomi di avvocati. L’area interna del Palazzo di Giustizia venne chiusa per permettere agli artificieri di neutralizzare gli ordini in sicurezza. Le indagini, almeno in un primo momento, riguardavano una busta analoga indirizzata agli uffici di Roma del Dap (il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). I procedimenti penali sono stati successivamente unificati presso la Procura della Repubblica di Milano e affidati al sostituto procuratore Piero Basilone.

Dagli accertamenti è emerso che i tre si erano incontrati a Genova il 27 maggio 2017 per attuare il progetto eversivo. Secondo la ricostruzione del Ros «dal capoluogo ligure, dove allora Giuseppe Bruna abitava prima di trasferirsi a Ferrara per svolgere attività di assistenza presso una struttura per anziani, i tre hanno acquistato i componenti per il confezionamento degli ordigni». Giuseppe Bruna e Natascia Savio, infatti, sono stati “ndividuati dalle immagini di videosorveglianza della chiesa di San Luca, che li riprendeva mentre acquistavano presso un negozio gestito da cinesi le buste multiball all’interno delle quali venivano occultati gli ordigni. «Nello stesso orario – spiega il Ros –  in un adiacente internet point di Genova, venivano ricercati in rete gli indirizzi dei destinatari a cui sarebbero stati inviati i pacchi esplosivi. Un’analoga ricerca veniva effettuata sul sito degli avvocati, da cui venivano scaricati mittenti fittizi». I tre arrestati si sono riuniti poco dopo e sono stati immortalati mentre passeggiavano camminando distanti. I tre, come ricostruito dal Ros, hanno avuto un «modus operandi utilizzato anche in altri attentati anarchici», ossia hanno spento i telefoni proprio nell’orario a cavallo dell’acquisto dei componenti e delle ricerche web.

«Io sono stufa di tutta sta roba, io voglio mettere le bombe..». È’ una delle telefonate intercettate tra Natascia Savio e un’amica militante. Savio, appena rientrata da un viaggio in Spagna, si lamenta della situazione ed è desiderosa di passare all’azione, sebbene i tre arrestati, ha precisato il sostituto procuratore di Milano Piero Basilone, non fanno riferimenti a nomi precisi. «Le diverse telefonate ci hanno restituito un particolare impegno dei tre arrestati a compiere azioni dirette».

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