Omicidio Biagi, ridotta di 10 mesi la pena per il terrorista br Simone Boccaccini

venerdì 17 maggio 16:59 - di Roberto Frulli
L'OMICIDIO DI MARCO BIAGI

La Corte di Assise di Appello di Bologna ha ridotto, di 10 mesi, la pena per Simone Boccaccini, il terrorista componente dell’organizzazione armata di sinistra denominata Nuove Brigate Rosse, ritenute colpevoli dell’attentato a Marco Biagi, il giuslavorista ucciso il 19 marzo 2002 a Bologna sotto la sua abitazione in via Valdonica.

La decisione di ridurre la pena a uno degli assassini di Marco Biagi è conseguente al fatto che i giudici hanno riconosciuto il vincolo della continuazione tra la sentenza emessa dalla stessa Corte di Assise di appello di Bologna per il delitto Biagi, per la quale Boccaccini era stato condannato a 21 anni di carcere, e quella per banda armata, associazione con finalità terroristica e rapina, con cui la Corte di Assise di appello di Roma lo aveva condannato a 5 anni e otto mesi.

Entrambe le sentenze sono divenute definitive nel 2007. A chiedere il riconoscimento del vincolo di continuazione per Boccaccini, attualmente  detenuto nel carcere di Alessandria, è stato il suo legale, Massimo Focacci.

Il sostituto procuratore Valter Giovannini non si è opposto alla richiesta, chiedendo, però, che la riduzione fosse minima.
I giudici hanno accolto la richiesta. E, con un’ordinanza depositata ieri, la pena complessiva è stata rideterminata a 25 anni e 10 mesi.

La scoperta del coinvolgimento di Simone Boccaccini nell’omicidio Biagi avviene praticamente per caso.
Il 12 marzo 2002, infatti, il terrorista viene fermato per un normalissimo controllo dai carabinieri sull’Appennino tosco-emiliano mentre, a bordo di una Panda, in viaggio sulla Statale Porrettana, sta ritornando da Firenze a Bologna.
A bordo dell’auto, accanto a Boccaccini, operaio, dipendente del Comune di Firenze e con precedenti per spaccio, c’è un tecnico radiologo dell’ospedale fiorentino Careggi, Roberto Morandi, un irreprensibile, completamente sconosciuto alle forze dell’ordine.
La cosa sembra finire lì. E ai due vengono restituiti i documenti.
Ma quel controllo resta fra la documentazione dei carabinieri. E sarà l’anello di congiunzione più prezioso quando, molto tempo dopo, si tratterà di ricostruire l’omicidio Biagi.
Un anno dopo quel controllo causale, il 24 ottobre, Morandi viene arrestato, nell’ambito dell’indagine sull’omicidio Biagi, assieme ad altri sei terroristi, nella sua casa di via Brenta, alla periferia di Firenze. E si dichiara prigioniero politico.
Due, in particolare, gli elementi che lo incastrano: un documento, ritrovato nel pc del tecnico radiologo, che descrive l'”inchiesta” su Biagi fatta dalle Br nei mesi precedenti l’omicidio per studiare gli aspetti logistici dell’agguato e una scheda telefonica prepagata utilizzata, nei giorni in cui Morandi non era al lavoro, in una cabina telefonica di Roma dalla quale sono partite le telefonate sui cellulari di altri Br.
Il cerchio si chiude nel momento in cui qualcuno si ricorda di quel controllo dei carabinieri sulla Statale Porrettana un anno e mezzo prima. E di quel passeggero, Simone Boccaccini, che era accanto a Morandi.
Convocato negli uffici della Procura fiorentina, Boccaccini cerca di fronteggiare le domande sempre più insistenti che gli fanno gli inquirenti. Fino al momento in cui crolla. E si dichiara militante rivoluzionario per il partito comunista combattente.

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