“Non ammetto Batman o suore”: si presenta in palestra con il velo e le viene rifiutata l’iscrizione

venerdì 3 maggio 15:43 - di Redazione

Succede tutto nella piccola realtà di Mirandola, cittadina nei pressi di Modena, dove una giovane di origini maorcchine trapiantata nella ricca provincia modenese si presenta al banco della segreteria di una palestra privata con il velo: l’iscrizione le viene vietata, e la ragazza, ancora incredula, torna a casa decisa a non far passare sotto silenzio quanto appena accaduto…

Si presenta in palestra col velo: le viene rifiutata l’iscrizione

Decisa a denunciare quella che ai suoi occhi è apparsa come una discriminazione, la giovane prende carta e penna e scrive al  Comune di Mirandola raccontando nella missiva della mancata accettazione della sua richiesta di iscrizione in quel centro sportivo che era stata appena costretta ad incassare. «Le sto scrivendo per un episodio che ho vissuto venerdì, un episodio che non caratterizza Mirandola, la mia Mirandola, e i suoi abitanti», recita l’incipit della lettera denuncia prontamente spedita dalla giovane al Comune della sua città di residenza. «Venerdì – prosegue – mi sono recata in una palestra per iscrivermi e usufruire dei suoi servizi, il proprietario, mirandolese, ha rifiutato la mia iscrizione poiché mi vesto in modo poco “occidentale»», ha scritto ancora al Comune la ragazza, che ha 28 anni, è interprete e mediatrice culturale. «Ho chiesto più chiarimenti» e, secondo quanto denunciato dalla giovane, l’uomo a quel punto avrebbe risposto «che nella sua palestra non iscrive Batman o suore, alludendo al velo che copre il mio capo, ma senza indicarlo in modo diretto», quindi continuando ad «alludere a persone mascherate e suore, senza darmi una ragione, ha concluso dicendo “mia palestra, mie regole”».

Immediata la solidarietà e la replica del Comune di Mirandola

Immediata l’attestazione di solidarietà e la replica del Comune di Mirandola che, accolta la denuncia della 28enne marocchina, ed esprimendole vicinanza, alla giovane ha scritto: «La decisione del titolare della palestra – spiega l’amministrazione comunale – è inaccettabile, perché lede i diritti fondamentali sui quali si basa la nostra convivenza civile». E sì che, a detta di quanto sottolineato dalla ragazza, a ulteriore prova della liceità della sua richiesta e dell’immotivata risposta del suo interlocutore, la 28enne marocchina ha persono argomentato: «Ho cercato di spiegargli e fargli vedere che sono una ragazza “all’occidentale”, e chi mi conosce sa benissimo che non giro con i “tipici” vestiti neri, lunghi e larghi». Ma chissà, forse, quel velo con cui probabilmente si sarebbe presentata in palestra, non ha aiutato l’addetto a credere fino in fondo a quell’esempio di integrazione riuscita…

 

Commenti

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  • Giancarlo MATTA 5 maggio 2019

    nel Circolo Ippico al quale mi inscrissi anni fa e vi rimasi circa dieci anni, era TASSATIVO indossare un determinato abbigliamento. chi non lo indossava, non era ammesso (anche se aveva pagato l’inscrizione). la signorina caso mai vada a cercarsi un’altra palestra.

  • Sergio BEGGIO 4 maggio 2019

    sono d’accordo con il proprietario della palestra, la sua palestra esiste una regola, le persone con le maschere non li accettano e fa bene, una persona che si presenta con il viso coperto può essere anche pericoloso.

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