Nervi a pezzi nel governo, l’out out di Conte: «O Salvini mi dà piena fiducia o sarà crisi»

mercoledì 29 maggio 10:32 - di Gabriele Alberti

Giuseppe Conte, un premier dimezzato, un premier fantasma, come titolano alcuni quotidiani,. Un premier che si è presentato a Bruxelles in palese difficoltà, con l’onda d’urto del risultato elettorale, della sconfitta dei Cinquestelle e con il ribaltamento dei rapporti di forza all’interno della maggioranza gialloverde. In un’indiscrezione riportata da La Stampa il premier  si sarebbe sfogato con  suoi collaboratori: «Chiederò a Salvini una fiducia piena pubblica. Altrimenti gli dirò che non sono disponibile a restare». Il suo proverbiale aplomb non ha retto a lungo.

Conte in imbarazzo. Mentre è in corso a palazzo Chigi un incontro tra lui e il vicepremier Matteo Salvini,  primo faccia a faccia dopo le Elezioni, a  Bruxelles, all’incontro informale con gli altri capi di governo, aveva provato a dissimulare l’impasse. «Perché dovrei sentirmi commissariato?», rispondeva ai cronisti. «Abbiamo chance per fare recitare all’Italia il ruolo che merita, abbiamo interesse e tutta la determinazione per rivendicare la posizione che merita. Adesso non è il momento di dire quale commissario, come, eccetera. Ci sono tantissimi obiettivi strategici, rilanciare turismo, ricerca, il sistema della formazione, la riforma fiscale, l’economia circolare, dobbiamo assicurare la crescita economica». Una sicurezza, evidentemente che Conte non è riuscito a simulare a lungo:

«Perché mi dovrei sentire commissariato?» rispondeva  a chi gli faceva notare il ruolo di  Matteo Salvini, diventato con il suo 34 per cento quello che dà le carte nella maggioranza. «Salvini ha sempre fatto parte del governo, perché mi dovrei sentire commissariato?» ribatteva ancora Conte. Solo chi non vuole vedere non si accorge che, in realtà,  Conte è incalzato dal ministro dell’Interno, che  sta passando all’incasso, rigettando la  flat tax al centro del dibattito, condizione di sopravvivenza per l’esecutivo. Il premier lo sa, schiva le domande più complicate , forte della rassicurazione formale  del vicepremier leghista:  «Non ho condizioni da porre, Conte è il presidente del Consiglio, ci mancherebbe altro che provassi a commissariare qualcuno. Le uniche condizioni sono il rispetto del programma, che abbiamo firmato e che gli italiani si aspettano» dice Salvini. Il sottotesto non sfugge: Conte ha la mia piena fiducia, ma le priorità le detto io. Ecco dunque, lo sfogo di conte con i suoi. la tensione non potrà reggere a lungo.

Conte in difficoltà sbaglia pure macchina

Al termine del Consiglio Europeo dei capi di governo a Bruxelles, il premier Giuseppe Conte ha lasciato  il palazzo Justus Lipsius tirando dritto di fronte alle domande dei giornalisti, ma ha avuto un inconveniente, che dice molto del suo stato d’animo: la macchina in cui prova a infilarsi non è la sua. Deve quindi tornare indietro. Un siparietto comico e imbarazzante insieme. sono seguiti diversi minuti di attesa di fronte alla porta durante i quali i giornalisti provano a incalzarlo sui temi che in queste ore agitano il governo all’indomani del terremoto del voto europeo: dai conti pubblici alla possibile condanna del sottosegretario Rixi. Niente da fare, Conte oppone alle domande solo silenzio.  Infine il suo staff gli consiglia di tornare all’interno dell’edificio e usare un altro ingresso per uscire.

Commenti

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  • MAXX 29 maggio 2019

    Forse voleva scrivere “l’aut aut”… Poveri noi. Speriamo che Cuperlo non se ne sia accorto…
    MAXX

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