Né più di lotta né mai di governo: il M5S di Di Maio è un nulla sospeso nel vuoto

venerdì 3 maggio 17:58 - di Marzio Dalla Casta

Sempre meno di lotta, sempre più di governo. I cultori di Charles Darwin ne trarrebbero ulteriori conferme per le loro teorie. Ma è ancora presto per stabilire se nel M5S sia in atto un’evoluzione della specie per adattamento al mutato contesto o se, al contrario, sia di scena il solito camaleontismo italico all’insegna del sempiterno “chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato, ha dato“. È però un fatto che il MoVimento guidato da Di Maio sia per certi versi addirittura irriconoscibile rispetto a quello che solo cinque anni fa chiedeva, ad esempio, il referendum sull’euro o, altro esempio, s’intestava temerariamente l’abolizione del fiscal compact, odiata reliquia del governo Monti e simbolo stesso dell’austerity made in Germany. Quam mutatis ab illo!, verrebbe da dire scorrendo il programma di Di Maio per le elezioni europee del 2019. E come appaiono lontane e flebili le parole d’ordine che ancora un lustro fa riecheggiavano gli epici toni anti-Casta dei Vaffa day. Altri tempi, si dirà. Già, oggi che i nuovi potenti sono i sanculotti di ieri, tutto sembra essere cambiato, ma solo per lasciare tutto com’era prima, manco fossero la reincarnazione del principe di Salina. Che si parli di auto blu o di vitalizi, è tutta una truffa cromatica o lessicale. Entrambi continuano ad esistere, seppur sotto colori e nomi diversi. Persino il tanto strombazzato reddito di cittadinanza somiglia, per la miseria del denaro erogato in tantissimi casi, al reddito d’inclusione sociale introdotto dal governo Gentiloni. Insomma, la strada verso il cambiamento è interrotta da lavori in corso. Per il resto, basta aspettare. Come stanno imparando a fare a Taranto sulla vicenda Ilva. Un anno fa doveva chiudere perché inquinante. Ma è ancora lì e inquina più di prima. Un paio di giorni fa, a Di Maio lo ha pubblicamente rinfacciato un tecnico di quella città sciorinando date e dati. «Ministro mi guardi negli occhi», gli ha detto. Ma lo sguardo di Di Maio si è perso nel vuoto. Forse per indicare il prossimo capolinea dell’Italia giallo-verde.

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