Napoli, falsi permessi agli immigrati: sette arresti, coinvolti anche poliziotti della Questura

giovedì 23 Maggio 9:42 - di Redazione
immigrati

Sette persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Napoli in un’operazione congiunta con la Squadra Mobile di Napoli, in quanto ritenute appartenenti a un’associazione per delinquere dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla corruzione. Dell’associazione facevano parte anche alcuni ex poliziotti impiegati nell’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli. almeno due quelli individuati. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, titolare delle indagini. Insieme agli arresti, sono state eseguite anche numerose perquisizioni.

C’è anche un ex ispettore della Polizia di Stato già in servizio presso l’Ufficio immigrazione della Questura di Napoli, Vincenzo Spinosa, tra i promotori e gli organizzatori del sodalizio criminale dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto emerso dalle indagini, Spinosa sovrintendeva e coordinava l’intera filiera dei servizi offerti alla clientela, che andavano dalle semplici informazioni sullo stato di una pratica a interventi per “aggiustare” il conseguimento dei permessi di soggiorno. In particolare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Spinosa fungeva tra trait d’union tra un folto gruppo di intermediari esterni all’Ufficio Immigrazione, sia italiani (tra i quali un avvocato e un commercialista) che extracomunitari, grazie ai quali raccoglieva le diverse istanze di soggiorno dai richiedenti stranieri,e i pubblici ufficiali interni al medesimo Ufficio i quali, di volta in volta, davano indicazioni sugli adempimenti da svolgere e fornivano i suggerimenti necessari alla soluzione di specifiche problematiche. Una parte dei guadagni conseguiti dal sodalizio veniva inoltre destinata a remunerare i pubblici ufficiali compiacenti per i servizi resi e le attività espletate nell’esercizio delle loro funzioni, da qui la contestazione a carico degli indagati anche del reato di corruzione per l’esercizio della funzione.

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